Pizza e bibita, quanto ci costate: l’indagine Altroconsumo
Quanto è salato il conto della cena più italiana che c'è. Dove si spende di più
Non c’è niente di più italiano della pizza. E non c’è niente di più “tradizionale” che mangiarla direttamente in pizzeria, magari con una bella bibita, facendo quattro chiacchiere. Tra amici o in famiglia. Pizza e birra o pizza e cola. Un pasto veloce, gustoso. Ma non più economico. Pure le pizzerie soffrono la crisi e, tra rincari energetici e velleità gourmet, condiscono la cena più italiana (e conviviale) che c’è di aumenti indigesti. L’indagine Altroconsumo rivela, però, qualche sorpresa. A cominciare da Roma, la Capitale. Che si svela una delle città più “abbordabili”. Il prezzo medio per una pizza e una bibita, all’ombra del Colosseo, è di 11,45 euro.
Pizza, quanto si paga
Meno di quanto si paghi, per dire, a Cagliari (11,56 euro), a Perugia (11,57 euro). Il problema, a Roma, è semmai il trend: il conto risulta, rispetto al 2025, in aumento del 9,9%. La stangata peggiore, in termini di rincari da un anno all’altro, tocca però ai cittadini di Udine: la pizza (e la bibita) vengono a costare 12,71 euro. Il prezzo, di per sé, non è altissimo. È, sicuramente, inferiore a quelli praticati a Firenze (13,56), Bologna (12,88) e persino Aosta (12,90 euro). il guaio è che il rimbalzo è a doppia cifra: +12,9%. Come il capoluogo friulano, solo altre due città entrambe al Sud. Bari, dove il prezzo di pizza e bibita sale dell’11,4% (attestandosi a 10,86 euro) e Pescara, dove aumenta del 10,4% (raggiungendo il costo di 10,34 euro). Sul podio delle città in cui si spende di più, oltre all’onnipresente (e ricca) Bolzano (per sedersi al tavolo occorre mettere in conto una spesa da 15.04 euro), ci sono due sorprese. Al terzo posto c’è Sassari con 14,53 euro. Dove si paga addirittura più che a Milano (fuori dalle prime tre con un conto medio da 14,02 euro). Prima, però, c’è Palermo dove si pagano, in media, 14,56 euro. Nella città siciliana, però, pesa più che altrove l’enorme divario tra i prezzi praticati dalle pizzerie. Si va, infatti, fa un minimo di 9 fino a raggiungere a un conto da 28 euro. La pizza (e la bibita) più economica è a Reggio Calabria: 9,47 euro. I numeri iniziano a farsi ancora più pesanti se si prendono a riferimento gli anni antecedenti al 2025.
Già, perché la mazzata peggiore l’hanno subita proprio i palermitani.
Napoli, fine di un mito?
Dal 2021 a oggi, pizza e bibita costano il 60% in più. Segue, naturalmente, Napoli dove il costo della cena è schizzato del 51%. Altroconsumo fa notare proprio questo paradosso. Nel capoluogo campano vendere pizze a prezzi accessibili a tutti era un vero e proprio “punto d’onore”. Pure i pizzaioli napoletani, evidentemente, si sono arresi. Infliggendo quella che l’organizzazione non esita a definire “una piccola ferita culturale”. Certo, è un problema di costi. Sono le filiere in affanno. Da quella agricola e giù fino ai costi della bolletta. Tutto vero. C’è poi la questione del turismo. Anzi, dell’overtourism. Magari gastronomico. E non è certo un caso se i rincari, fatta eccezione per Udine che conferma la regola, azzannino di più, e con maggiore incisività, le città del Sud. Ma è pure, secondo gli analisti, un cambio culturale tangibile. Il problema è che la “pizzeria di quartiere” quasi non esiste più. O, comunque, ambisce a essere altro rispetto a ciò che è stata per decenni. Più che voglia di pizza, quella di farla gourmet rischia di appesantire, ancora una volta, il conto per le famiglie italiane. A cui pochissimi lussi sono rimasti. Uno di questi è proprio la pizza (e la bibita) al sabato sera.
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