Giorgia ed Elly due donne e gli antipodi, con un obiettivo comune
Agli antipodi su tutto, ma unite dal pericolo centrista e dei governi tecnici. Tale forma elettorale è l’assicurazione sulla vita politica di entrambe.
Non c’è nulla di più solido, in politica, di una reciproca e dichiarata ostilità. Giorgia Meloni ed Elly Schlein sono, per le rispettive tifoserie, il diavolo e l’acquasanta, un dualismo perfetto che nutre le basi e semplifica il mondo in bianco e nero nel trionfo della visione più manichea che possa esserci.
Eppure, dietro le barricate ideologiche, pulsa un cuore d’interesse comune che porta il nome di bipolarismo.
La riforma con forte premio di maggioranza proposta dal governo conviene, e non poco, alla segretaria del Partito Democratico.
Il motivo è lapalissiano, entrambe hanno tutto da perdere al centro.
Elly Schlein non è l’approdo naturale dei moderati; il suo radicalismo sui diritti civili e il richiamo alle frange massimaliste rendono la convivenza con i cattolici liberali un esercizio di equilibrismo estremo, spesso mal digerito da ambedue gli estremi.
Dall’altra parte, la Premier ha costruito la sua ascesa sulla coerenza identitaria di una destra che non vuole annacquarsi. Ma il Centro in Italia ha il vizio atavico di voler tenere i piedi in due staffe, sperando in un’assenza di maggioranza che costringa a varare l’ennesimo governo di larghe intese. E quando le intese sono larghe, il potere sta tutto al centro, e ha le mani più libere per non essere marginalizzato.
Contro tecnici e larghe intese: il bipolarismo come scudo di Giorgia ed Elly
Per i nostalgici della Prima Repubblica, Giorgia Meloni è un incidente di percorso da correggere, un’anomalia da riassorbire per riportare l’Italia sulla strada delle larghe intese, fedele alla subordinazione totale ai desiderata di Bruxelles. Una riforma che garantisca un vincitore certo, invece, marginalizza i falsi amici di coalizione e i loro giochetti di sponda. La stabilizzazione del bipolarismo diventa così l’unico scudo contro il ritorno dei tecnici e dei presidenti di transizione.
Nonostante l’abisso che le separa, Elly e Giorgia condividono lo stesso fine ultimo, impedire che il sistema le soffochi, costringendole a governi innaturali in cui il potere decisionale torna nelle mani di chi, pur prendendo pochi voti, pretende di dettare l’agenda del Paese. Per una volta, il premio di maggioranza non è un regalo all’alleato, ma un’arma di difesa contro chi vorrebbe rimetterle entrambe in panchina. Magari passando su una via di un Arcore rinnovata, e di un ex-rottamatore col quale si può stare sempre meno sereni…
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