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Attualità

La Corte dei conti inguaia De Magistris: danno erariale da 23 milioni

Nel mirino dei magistrati contabili il salvataggio (inutile) di Ctp. Lui replica: "Non mi aspettavo medaglie ma..."

di Pietro Pertosa -


Grosso guaio per l’ex sindaco di Napoli Luigi de Magistris: la Corte dei conti della Campania lo ha citato in giudizio e cerca da lui conto (appunto) e ragione di un presunto danno erariale da 23 milioni di euro. Al centro della vicenda c’è la questione della Ctp. Si tratta di un’azienda di trasporti pubblici locali, storica a Napoli, le cui attività, prevalentemente di trasporto su gomma nell’area metropolitana, furono assorbite, nel 2022, da Air Campania ed Eav. Due i provvedimenti, due le citazioni, due le udienze. La prima è fissata per il 10 novembre.

La Corte dei conti inguaia de Magistris

I rilievi della magistratura contabile afferiscono alla gestione della lunga, e irreversibile, crisi della Ctp. Il “soccorso finanziario” garantito dal Comune di Napoli con ripetute ricapitalizzazioni negli anni non avrebbe “prodotto alcun vantaggio”. E ciò, secondo il procuratore regionale Giacinto Dammico, perché la strategia era “senza un piano industriale in grado di garantire il ritorno in bonis della società, che per un paio d’anno non ha neppure avuto la possibilità di approvare bilanci”. Insomma, già  dal 2015-2016 “non era più ragionevolmente concepibile” proseguire con ulteriori esborsi pubblici.

La difesa dell’ex sindaco: “Sono tranquillo”

“Sono certo della correttezza assoluta formale e sostanziale del mio operato. Ho agito, come sempre, per il bene comune e per salvare un servizio pubblico di rilevanza costituzionale, un’azienda pubblica e la vita di centinaia di famiglie”, ha risposto subito l’ex sindaco De Magistris alle accuse della Corte dei conti. Che ha subito rintuzzato: “Ho agito per Ctp con i pareri favorevoli del segretario generale, del direttore generale, del ragioniere generale e di tutti i dirigenti e funzionari. Che altro avrei potuto fare? Davvero incredibile. Non mi aspettavo medaglie e applausi dal potere, ma doversi difendere è davvero ancora una volta troppo. Avrei sbagliato se non avessi agito, quella sarebbe stata una colpa. È paradossale che nella mia vita istituzionale mi debba ancora difendere, siamo ad oltre centro procedimenti”.


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