Il mercato dei dati: “pezzi” dello Stato li vendevano a 6 euro
Tra gli "spiati" Alex Britti, Lory Del Santo, un ex portiere dell'Inter....
Il “mercato”: settecentotrentamila accessi abusivi alle banche dei dati riservati in due anni da parte di due soli “poliziotti infedeli”, poi rivelatisi oltre un milione e mezzo scandagliando l’intera platea dei 29 indagati. Questo, l’elemento che rivela con l’inchiesta della Procura di Napoli, ancora una volta, l’ampiezza dell’Italia delle banche dati “colabrodo”.
Banche dati “colabrodo”
Più di un anno fa L’identità scriveva del “petrolio dimenticato” dei dati. Non dimenticato, evidentemente, dal mercato fatto dalle “mille e più Equalize” che lavorano in Italia nel traffico di informazioni riservate. Fa clamore quelle che il procuratore Nicola Gratteri definisce “migliaia di parti offese che saranno classificate”: vip, cantanti, attori, calciatori, imprenditori. Tutti alla mercé di un manipolo di uomini delle istituzioni venduti ai big del “mercato dei dati”.
“Pezzi” dello Stato venduti al “mercato”
Agenti di polizia, direttori delle Poste, funzionari dell’agenzia delle Entrate e dell’Inps che si vendevano per dati riservati da rivelare, al costo tra 6 e 25 euro l’uno. Informazioni e precedenti di polizia, cedolini pensione, estratti conto certificativi e reddituali. Notizie pronte a finire in un dossier privato da far valere nel campo industriale o sul fronte mediatico, per attaccare con il contagocce chicchessia.
Una indagine che non finisce qui, con le sue propaggini arrivate fino al Lazio, al Veneto, all’Emilia – Romagna e al Trentino – Alto Adige. Perché “non è un unicum, succede anche in altre parti d’Italia”, afferma Gratteri. E infatti non passa giorno che le cronache non si riempiano di notizie delle indagini sul traffico dei dati, dopo e oltre Equalize.
Un mercato “vivissimo”
“Ci sono agenzie che raccolgono informazioni riservate per cederle a terzi, sulle quali sono in corso ulteriori accertamenti – ha precisato il pm Vincenzo Piscitelli – Il mercato delle informazioni è un mercato vivissimo e questa indagine lo dimostra”. Un mercato fiorente, solo per questo ennesima inchiesta, già effettuati sequestri a carico cdi alcuni degli indagati per 1 miliardo e 300mila euro.
Il server sequestrato al Nord
Un “buco nero” scoperto a Milano le cui gallerie informatiche arrivavano fino al Nord. “Siamo riusciti a sequestrare un server al nord Italia che convogliava questi dati – ha spiegato Gratteri in conferenza stampa. Un server centralizzato implica archiviazione, smistamento e probabilmente storicizzazione delle richieste. Non un favore occasionale tra corrotti, ma un’organizzazione con logica aziendale.
Qui, polemiche partitiche a parte tra opposte tifoserie in Parlamento, rientrano in ballo le relazioni sul mercato del dossieraggio depositate in Commissione Antimafia. In quei documenti si accenna a “opacità istituzionale”, “erosione dei meccanismi di vigilanza” e assenza di strumenti capaci di intercettare condotte anomale nei sistemi informativi pubblici. Tradotto: lo Stato ha accumulato banche dati potentissime senza costruire controlli altrettanto sofisticati su chi le usa.
Un problema che non riguarda soltanto la privacy. Riguarda il potere. Chi controlla informazioni fiscali, bancarie, giudiziarie e patrimoniali controlla reputazioni, ricatti, pressioni economiche e relazioni professionali. È il motivo per cui nelle democrazie mature gli accessi ai database sensibili vengono monitorati quasi come accessi militari.
La sensazione, leggendo gli sviluppi delle ultime ore, è che l’indagine di Napoli sia l’ennesimo livello di un ecosistema molto più grande: agenzie investigative, recupero crediti, consulenti privati, segmenti infedeli della pubblica amministrazione e circuiti paralleli di raccolta dati. Il vero tema non è più e soltanto “chi spiava chi”. E’ quanto sia diventato semplice comprare pezzi di Stato.
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