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Prato capitale del falso: tonnellate di monete da 2 euro dalla Cina

Ancora il distretto toscano al centro delle inchieste transnazionali

di Dave Hill Cirio -


Non solo abiti low cost e capannoni tessili fantasma: tonnellate di monete da 2 euro, Prato si conferma, ancora una volta, il fulcro italiano di un asse criminale internazionale del falso che parte direttamente dalla Cina. Questa volta, però, il business non viaggia su stoffe contraffatte, ma su milioni di monete da due euro false, così perfette da ingannare persino i lettori elettronici più sofisticati.

L’inchiesta

Le indagini, culminate con il fermo di cinque cittadini cinesi, svelano un network transnazionale che preoccupa la Bce. Non parliamo di falsari improvvisati, ma di una vera e propria rete industriale. I componenti base delle monete (anelli esterni e piattelli dorati centrali) venivano prodotti in fabbriche nella Repubblica Popolare Cinese, per poi essere spediti in Europa.

Più di una tonnellata di metallo che viaggiava indisturbata, superando i controlli doganali di Belgio e Germania, per poi arrivare a destinazione finale: la provincia di Prato.

Prato capitale del falso

Qui, tra le pieghe di un distretto industriale da tempo fuori controllo, il metallo grezzo diventava denaro contante. I criminali avevano allestito due vere e proprie zecche clandestine, una in un’officina a Quarrata e l’altra a Prato città. Macchinari di precisione stampavano non solo le facce standard dell’euro. Rinvenute persino le edizioni commemorative (come quella dell’Aeronautica Militare o della Coppa del Mondo di Rugby). Riproduzioni perfette per peso, dimensioni e magnetismo.

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Il trucco del riciclo delle monete da 2 euro

Il trucco per ripulire il denaro era tanto semplice quanto redditizio. I complici stringevano tra le mani sacchi di monete false e le infilavano sistematicamente nei cambia-monete delle sale slot e delle video-lottery di tutta la provincia. La macchina accettava il falso e sputava banconote vere, pulite e pronte per essere reinvestite. In pochi mesi sono state intercettate quasi 20mila monete nei soli locali pratesi, un dato che rappresenta solo la punta dell’iceberg di un flusso milionario che stava per essere delocalizzato all’estero prima del blitz.

La falla nel sistema di sicurezza della moneta unica è evidente, così come la conferma che il territorio pratese continui a essere un hub logistico privilegiato per la criminalità cinese, capace di dialogare con i colossi industriali d’oriente e di infiltrarsi nel tessuto economico locale senza che nessuno, per mesi, si accorga di nulla.


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