L’ultima proposta dell’Iran agli Stati Uniti include la revoca delle sanzioni, lo sblocco dei fondi congelati e la fine del blocco marittimo al Paese, ma anche la cessazione delle ostilità in Libano, il ritiro delle forze statunitensi dalle aree vicine alla Repubblica islamica e risarcimenti per coprire le distruzioni causate dalla guerra. Lo ha reso noto il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi, citato dall’agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna.
L’aggiornamento di Doha sulle trattative tra Usa e Iran
Il Qatar ha dichiarato che i negoziati tra Washington e Teheran, mediati dal Pakistan, necessitano di “più tempo” per arrivare a un accordo, dopo che il presidente americano Donald Trump ha deciso di rinviare nuovi attacchi militari per lasciare spazio alla diplomazia. Il tycoon ha fatto sapere di aver informato Israele degli “sviluppi positivi”. Decisiva sarebbe stata in tal senso l’insistente pressione degli alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente. “Supportiamo gli sforzi diplomatici del Pakistan, che ha dimostrato serietà nel riunire le parti e trovare una soluzione, e crediamo che il processo abbia bisogno di più tempo – ha affermato in conferenza stampa il portavoce del ministero degli Esteri qatariota, Majed al-Ansari – Vogliamo proteggere i popoli della regione che rischiano di essere i principali perdenti di qualsiasi escalation”.
Teheran ha ripristinato i suoi lanciatori
Secondo un articolo del New York Times, l’Iran avrebbe sfruttato il mese e più di cessate il fuoco nella guerra contro Stati Uniti e Israele per prepararsi alla ripresa dei combattimenti, riposizionando i lanciatori di missili balistici. Un funzionario militare Usa ha spiegato che gli attacchi statunitensi contro le capacità missilistiche iraniane hanno colpito le porte d’accesso ai siti, ma non i lanciatori, poiché questi erano sepolti in profonde grotte sotterranee per proteggerli dai raid.
Nuovi bombardamenti israeliani in Libano
Bombardamenti di artiglieria israeliani hanno preso di mira il quartiere di al-Arid nella città di Dibbin, nel distretto di Marjayoun, nel sud del Libano. L’esercito dello Stato ebraico ha avvertito gli abitanti di 12 città e villaggi di allontanarsi immediatamente in vista di previsti bombardamenti contro Hezbollah.
La minaccia di Smotrich
In risposta alle notizie riguardanti una richiesta riservata di emissione di un mandato di arresto internazionale della Corte penale internazionale, il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha reso noto che firmerà immediatamente un ordine di evacuazione per il villaggio beduino di Khan al-Ahmar, in Cisgiordania. “L’emissione di mandati di arresto nei confronti del primo ministro, del ministro della difesa e del ministro delle finanze sono una dichiarazione di guerra, e di fronte a una dichiarazione di guerra, risponderemo con la stessa moneta”, ha avvertito durante una conferenza stampa Smotrich, minacciando di colpire l’Autorità Palestinese, che ha accusato di essere dietro l’iniziativa legale internazionale. “Firmerò un decreto per l’evacuazione di Khan al-Ahmar nell’ambito dei miei poteri. Prometto a tutti i nostri nemici che questo è solo l’inizio”, ha proseguito l’esponente di estrema destra.
La Cisgiordania può diventare una polveriera
“Le mani sono le mani dell’Aja, ma la voce è la voce dell’Autorità Palestinese. Questa organizzazione ha scatenato una guerra e si troverà ad affrontare una guerra. Io non sono un ebreo sottomesso”, ha detto il componente del governo guidato da Benjamin Netanyahu. Il villaggio beduino in questione ospita alcune decine di famiglie della tribù Jahalin, espulsa dalla propria terra d’origine nel Negev e costretta a trasferirsi in Cisgiordania negli anni ’50. Khan al-Ahmar è diventato un simbolo della contesa israelo-palestinese per il controllo dell’Area C, la parte assegnata alla piena gestione israeliana dagli Accordi di Oslo.
Almeno una persona è rimasta uccisa ieri a Damasco in un’esplosione che potrebbe essere stata causata da un ordigno nascosto in un’auto davanti a un edificio governativo nei pressi della città vecchia.