“Sono pronto ad agire”: in carcere recluta Isis 15enne
Era finito in una comunità, misura poi revocata. Intanto, continuava a frequentare i canali social della radicalizzazione
Un frame tratto da un video diffuso dalla polizia in merirto all'arresto di 15enne per arruolamento nel terrorismo internazionale
La Digos di Firenze ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un 15enne di origini tunisine, una recluta Isis. L’accusa formale mossa dagli inquirenti è pesantissima: arruolamento con finalità di terrorismo internazionale.
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“Sono pronto ad agire”
Il provvedimento segna un drastico inasprimento delle misure protettive. Il 15enne rivelatosi una recluta Isis, infatti, si trovava già sottoposto a un percorso di reinserimento dopo un primo fermo avvenuto nell’autunno scorso, un percorso che è stato formalmente interrotto a causa della sua persistente pericolosità.

Le chat sul cellulare
A far scattare il blitz e il conseguente trasferimento nell’istituto penale per minorenni, le ultime evidenze emerse dal costante monitoraggio delle sue attività digitali. Infatti, l’analisi tecnica effettuata dagli specialisti dell’Antiterrorismo ha rivelato che il quindicenne aveva riallacciato i contatti con l’estremismo islamico.

L’addestramento per lo Stato islamico
I contenuti visionati sul suo smartphone non hanno lasciato spazio a dubbi interpretativi.
Accertate interazioni costanti. Il minorenne aveva ricominciato a interagire attivamente con canali e account social direttamente riconducibili al Daesh, lo stato islamico.
La disponibilità a colpire. Nelle chat crittografate, il giovane si dichiarava esplicitamente “pronto ad agire”, manifestando la volontà di seguire le istruzioni operative fornite da altri affiliati.
La pianificazione logistica. Venivano discussi i potenziali luoghi in cui compiere attentati e, parallelamente, il quindicenne mostrava un forte e attivo interesse per la ricerca e il reperimento di armi.

Dalla comunità al carcere: il fallimento della messa alla prova
La storia giudiziaria del giovane evidenzia la rapidità dei processi di radicalizzazione online. Il quindicenne era già stato intercettato dalle forze dell’ordine e, nello scorso mese di ottobre, era stato destinatario di una misura di collocamento in comunità. Ciò, proprio per le sue simpatie jihadiste e per un precedente giuramento di fedeltà allo Stato Islamico.
Successivamente, lo scorso marzo, il giudice aveva concesso una chance al ragazzo, revocando la comunità e ammettendolo al regime di messa alla prova nel tentativo di recuperarlo. Tuttavia, il percorso di deradicalizzazione non ha prodotto gli effetti sperati e il minorenne ha preferito rituffarsi nel network del terrore.
Il ruolo della cooperazione strategica antiterrorismo
La tempestività dell’intervento ha evitato che le intenzioni manifestate nelle chat potessero trasformarsi in azioni concrete sul territorio nazionale. Alla complessa attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze, ha collaborato attivamente il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo.
L’azione interforze ha permesso di incrociare i dati di intelligence e di accelerare la richiesta della custodia cautelare in carcere, considerata ormai l’unica misura idonea a neutralizzare la minaccia rappresentata dal giovanissimo indagato.
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