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Editoriale

Se l’Ai non la ferma Trump adesso, sarà difficile farlo dopo

di Adolfo Spezzaferro -


L’intelligenza artificiale corre più veloce della politica e quindi della regolamentazione. E quando la politica prova a mettere un argine, il rischio è che siano i colossi tecnologici a decidere. Di non fermarsi. È il segnale inquietante che arriva dagli Stati Uniti, dove – secondo il Washington Post – le pressioni della Silicon Valley avrebbero convinto Donald Trump a rinviare un ordine esecutivo sull’Ai che prevedeva verifiche di sicurezza più severe. Dietro il rinvio però non c’è soltanto una questione tecnica.

C’è uno scontro gigantesco sul futuro del potere globale. Le grandi aziende dell’Ai sostengono che troppi controlli rallenterebbero l’innovazione e favorirebbero la concorrenza cinese. Bella scusa. Noi siamo più che sicuri che una tecnologia capace di influenzare economia, informazione, guerra, lavoro e perfino le stesse regole della democrazia non può essere lasciata senza regole condivise. L’idea che il mercato si autoregoli è già stata smentita dai social network, diventati in pochi anni terreno fertile per manipolazione, hate speech e disinformazione. Con l’Ai però il rischio è molto più grave.

Sistemi sempre più autonomi possono generare contenuti falsi indistinguibili dal reale, orientare il consenso politico, condizionare le coscienze. Per questo servono norme globali, controlli indipendenti e principi etici obbligatori a ogni livello: dalla ricerca scientifica alle applicazioni commerciali, fino all’uso militare. Non bastano codici volontari scritti dalle stesse aziende che guadagnano miliardi dalla corsa all’Ai. Siamo alle solite: chi controlla i controllori? Se gli Usa, patria delle Big Tech, rinunciano a guidare questa regolamentazione, il messaggio al mondo è devastante: il profitto viene prima della sicurezza. Stavolta è in gioco l’equilibrio globale. Chi lancia l’allarme sul ritorno della legge della giungla dice proprio questo: se alla forza del diritto, al rispetto delle regole comuni si sostituisce la prepotenza, è la fine.

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