Il contemporaneo coreano conquista il Museo ARCOS: performance nel cuore del Sannio
L’arte contemporanea a Benevento si tinge delle suggestive atmosfere della Corea del Sud. Oggi, venerdì 29 maggio 2026, a partire dalle ore 18:30, il Museo ARCOS ospita un doppio appuntamento internazionale. Protagonisti della serata saranno gli artisti e curatori coreani Jim Gwang Cheol e Park Kyeong Hwa, che metteranno in scena due performance nate per dialogare con la storia e gli spazi della città.
L’evento si inserisce nella nona edizione dell’ARTPERFORMINGFESTIVAL di Napoli e rappresenta il secondo tassello di “ARCOS OPEN”, il progetto di inclusione culturale ideato e diretto da Giuliana Ippolito con la collaborazione del curatore indipendente Gianni Nappa.
Un doppio appuntamento tra spazio urbano e sale sotterranee
L’iniziativa si sviluppa attraverso due momenti distinti che collegano idealmente l’esterno e l’interno della struttura museale:
Desperate Paradise (di Park Kyeong Hwa): si terrà all’esterno, nell’area urbana antistante il museo. Si tratta di un intervento pubblico visivo e relazionale, pensato per coinvolgere direttamente i passanti e la comunità locale con i ritmi quotidiani della città.
Language Flower (di Jim Gwang Cheol): prenderà vita all’interno, precisamente nelle suggestive sale ipogee dell’ARCOS. Un’esperienza intima e immersiva dove il linguaggio del corpo interagirà con la solennità dei reperti storici.
Dal mito di Iside allo sciamanesimo coreano
La scelta di ospitare questi autori non è casuale. Se l’Asia e Seoul sono oggi diventate i nuovi baricentri della creatività globale, esiste anche un filo rosso invisibile che lega la cultura sannita a quella coreana.
Il Museo ARCOS custodisce infatti i reperti del Tempio di Iside, legando la città al culto della dea egizia e alla successiva leggenda locale delle Janare. Una tradizione che si specchia perfettamente nello sciamanesimo millenario coreano (Muism), storicamente guidato dalle figure femminili delle Mudang. Entrambe le culture condividono la centralità della donna come custode di riti sacri ed esoterici. Il movimento del corpo e i suoni nei sotterranei del museo riattiveranno così la sacralità di questi spazi, creando un ponte ideale tra i misteri d’Oriente e d’Occidente.
Il museo come spazio vivo e di comunità
Questo appuntamento segue il successo dell’inaugurazione dello scorso 11 aprile con la mostra di Antonio Cavaiuolo (visitabile fino al 13 giugno 2026), che ha registrato oltre 500 presenze.
Come sottolineato dalla curatrice Giuliana Ippolito, l’obiettivo è trasformare l’istituzione museale in un organismo dinamico, capace di uscire dalle proprie mura per incontrare anche il cittadino o il turista che “inciampa per caso” nell’opera d’arte. Con questa proposta transnazionale, l’arte contemporanea a Benevento dimostra come i centri considerati geograficamente periferici possano dialogare a tu per tu con i nodi nevralgici della scena artistica mondiale.





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