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Stessa spiaggia, stessa storia: ancora rincari sotto l’ombrellone

Gli aumenti ci seguono anche in vacanza: quanto ci costa andare al mare

di Giovanni Vasso -


Stessa spiaggia, stesso mare. Ma non più allo stesso prezzo. Che sale, e continua ad aumentare. In cinque anni, il prezzo di una giornata da passare tra ombrelloni, racchettoni e creme abbronzanti è (letteralmente) schizzato del 24%. La stagione estiva è, praticamente, già iniziata e già arrivano i dati dell’ultima inchiesta di Altroconsumo sui costi. Per andare in spiaggia, quest’anno, occorrerà sborsare in media il 6% in più di quanto già speso l’anno passato. In cinque anni, stando alle rilevazioni dei consumatori, i costi sono aumentati addirittura del 24%. Va da sé che ogni località applica i suoi prezzi e che il mercato si sia frazionato, per ovvie e comprensibili ragioni, a seconda della domanda locale. Da ciò deriva la sproporzione, rilevante, che emerge dai numeri pubblicati dall’inchiesta di Altroconsumo.

Stessa spiaggia, costi più alti

Secondo cui la località di mare più cara d’Italia è Alassio, in Liguria. Dove, peraltro, si sono registrati i rincari più elevati pari addirittura al 16 per cento. La più economica resterebbe Lignano Sabbiadoro, in Friuli. I dati snocciolati dalla ricerca si riferiscono ai prezzi praticati in dieci località di mare italiane. Disseminate, da Nord a Sud, in tutto lo Stivale. Ci sono Alassio e Lignano, ma pure Viareggio in Toscana, Anzio nel Lazio, Alghero in Sardegna e quindi Palinuro in Campania. A completare il campione, poi, il versante adriatico con Rimini, Senigallia, Gallipoli nel Salento e la siciliana Taormina. Il paradigma dei costi è nelle rilevazioni che afferiscono ai prezzi degli ombrelloni (e dei lettini) delle prime quattro file degli stabilimenti balneari ad agosto. Se il prezzo più alto si paga in Liguria, quelli più bassi, oltre che in Friuli, caratterizzano Rimini (158 euro) e Senigallia (159). Sul Tirreno, invece, si risparmia un po’ di più a Palinuro (188 euro) ed Anzio (179). Il costo più alto, dopo Alassio (dove si spendono 340 euro), c’è Gallipoli dove si debbono scucire almeno 324 euro. Poi Alghero (274) e quindi Viareggio (232 euro) che scalza di poco Taormina (237).

Si salva (forse) solo il pedalò

Stessa spiaggia, stesso mare. Ma il prezzo non è lo stesso. E, questo, lo fa notare pure l’Osservatorio Nazionale di Federconsumatori. Secondo cui, dal 2 giugno scorso, s’è svelata sugli italiani alla ricerca di un posto al sole (e al mare) l’ennesima ondata di rincari. I costi, tutto sommato, salgono del 2,7%. Poi c’è da valutare le diverse voci. Per Federconsumatori l’abbonamento giornaliero ha visto crescere, rispetto al 2025, il suo prezzo del 4%. Su pure gli abbonamenti mensili e stagionali (+3 per cento). Molto più contenuto il rincaro per affittare i pedalò o le canoe (+2%). A livello regionale, a guidare la classifica dei rincari è la Calabria (+5,2%) che si piazza davanti alla Sicilia (+4,6%).

Il nodo degli alimenti

Uno dei nodi, però, resta quello del cibo. Molti stabilimenti, stando alla denuncia dell’Osservatorio di Federconsumatori, continuerebbero a vietare ai bagnanti (in maniera indebita) di portarsi la merenda (o il pranzo) da casa. Una vicenda che fa il paio con la stangata che calerebbe sugli avventori. Pasti e bibite nei luoghi di ristoro degli stabilimenti balneari, stando all’analisi di Onf, sarebbero rincarati fino, addirittura, al 45%. Un sovrapprezzo che, alla lunga (e non solo) risulterebbe a dir poco indigesto. Insomma, stessa spiaggia, stesso mare. E stessa storia: il prezzo non rimane lo stesso, anzi cresce, e concedersi un giorno al mare diventa sempre più impegnativo per le famiglie.


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