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Attualità

La Repubblica non nasce nei salotti

di Giuseppe Tiani -


Il 2 giugno c’è sempre qualcuno che ama la Repubblica in alta uniforme retorica e la detesta quando l’uniforme viene indossata per lavoro e credo. Sfilano le parole, Costituzione, libertà, antifascismo, popolo.
Poi, nel quotidiano, appena compare la Polizia di Stato, scatta il riflesso pavloviano, sospetto, fastidio, caricatura.

Come se la Repubblica fosse nata nei salotti, tra un calice e una citazione, e non anche nei commissariati e nelle questure, con uomini della Pubblica Sicurezza che, dopo l’8 settembre, scelsero libertà e giustizia contro occupazione e leggi razziali. Furono 164 i poliziotti caduti nella Guerra di Liberazione, non una nota a piè di pagina, ma sangue del popolo versato per la libertà.

Nell’ottantesimo anniversario della Repubblica serve più maturità civile e morale, ricordare alle vestali della memoria di comodo, con la Resistenza nel taschino e lo Stato sempre sul banco degli imputati, che la libertà non si difende con aperitivi resistenti, ma con istituzioni capaci di difendere la legalità. Prefetti, Questori, Poliziotte e Poliziotti non sono comparse del potere, sono la nervatura democratica dello Stato. In una grande istituzione che compie diversi milioni di servizi e interventi, l’errore, l’eccesso o l’abuso possono accadere e, quando accadono, vanno accertati e sanzionati.

Resta il fatto che la Polizia è molto più esposta al giudizio pubblico e politico di tanti gravi errori consumati nei labirinti della giustizia italiana, mentre il garantismo a geometria variabile è inflessibile davanti a una divisa ma indulgente, o distratto, secondo lo status di chi incappa nella macchina giudiziaria. Al ministro dell’Interno compete tenere insieme ordine pubblico, legalità e libertà, non amministrare manganelli, ma custodire equilibrio.

La sicurezza pubblica non è il contrario della libertà. È il pavimento su cui poggia. Senza sicurezza, restano comizi, indignazioni prêt-à-porter e anime belle che confondono i valori della Repubblica con la posa.


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