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Salute

Cannabis, il grande inganno. L’allarme degli esperti: il cervello degli adolescenti va protetto

“La prevenzione non si basa sulla paura, ma sulla conoscenza e sugli strumenti per affrontare il dolore”

di Angelina De Santis -

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Il 21% degli studenti italiani tra i 15 e i 19 anni dichiara di aver consumato cannabis nell’ultimo anno, mentre il 76% afferma di aver bevuto alcolici. Numeri che fotografano un fenomeno ormai radicato, al quale si affiancano nuove forme di dipendenza, dallo smartphone ai social network fino ai videogiochi. È da questi dati che prende le mosse “Cannabis. Il grande inganno”, il nuovo libro del neurologo e divulgatore scientifico Rosario Sorrentino e della psicoterapeuta Francesca Weihs, pubblicato da Compagnia Editoriale Aliberti.

Il saggio punta a smontare quella che gli autori definiscono una delle convinzioni più diffuse degli ultimi decenni, ovvero l’idea che la cannabis sia una sostanza “leggera”. «Il grande inganno è pensare che, essendo diffusa e naturale, sia innocua o uguale a quella di trent’anni fa», spiega Francesca Weihs. «In realtà oggi contiene concentrazioni di THC molto più elevate e conosciamo molto meglio i suoi effetti sul cervello degli adolescenti».

Cosa fa il THC al cervello dei più giovani?

È proprio il cervello dei più giovani il protagonista del libro. «Nell’adolescenza l’architettura del cervello è ancora in formazione e ogni esperienza può lasciare tracce profonde», osserva la psicoterapeuta. Secondo gli studi richiamati nel volume, il THC può interferire con i delicati processi di maturazione cerebrale, riducendo memoria, attenzione e capacità di concentrazione, alterando la percezione della realtà e favorendo ansia, attacchi di panico e difficoltà nella regolazione delle emozioni. Nei soggetti predisposti aumenta inoltre il rischio di episodi psicotici, mentre nel tempo possono comparire problemi cognitivi, difficoltà scolastiche e depressione.

Il consumo di cannabis, spiegano gli autori, raramente nasce dal desiderio di trasgredire. «Molti adolescenti la considerano parte della crescita, del divertimento o della socialità. In realtà spesso dietro c’è un disagio. Si fuma per stare meglio, per anestetizzare emozioni vissute come troppo intense. Il THC diventa una forma di automedicazione». Per comprendere davvero il fenomeno, sostengono Sorrentino e Weihs, occorre quindi guardare contemporaneamente alla sostanza e alla fragilità emotiva di chi la utilizza.

Dalle sostanze allo smartphone: lo stesso meccanismo

Il libro amplia però lo sguardo oltre la cannabis. L’abuso di alcol, nicotina, cocaina, gioco d’azzardo e tecnologie digitali viene analizzato come parte dello stesso meccanismo psicologico. «Che si tratti di sostanze o di smartphone, il meccanismo è identico: cercare all’esterno un sollievo che dentro di sé si fatica a trovare». Anche la continua ricerca di gratificazione alimentata da social network e piattaforme digitali può infatti attivare circuiti cerebrali molto simili a quelli coinvolti nelle dipendenze tradizionali.
Per questo gli autori parlano di un problema culturale prima ancora che sanitario.

La prevenzione, spiegano, richiede un’alleanza tra famiglie, scuola e istituzioni. «Non basta parlare di droghe. Le evidenze scientifiche mostrano che funzionano meglio programmi continuativi che sviluppano competenze personali e relazionali coinvolgendo anche le famiglie». La prevenzione dovrebbe iniziare già nella scuola primaria, insegnando ai bambini come funziona il cervello, come riconoscere e gestire emozioni e frustrazioni e quando chiedere aiuto.

I campanelli d’allarme e il ruolo dei genitori

Anche il ruolo dei genitori diventa fondamentale. I segnali di un disagio, infatti, raramente vengono espressi a parole. «I ragazzi non dicono “io sto male”. I campanelli d’allarme possono essere chiusura, isolamento, allontanamento dalla famiglia, irritabilità e rabbia. Dietro questi comportamenti spesso c’è una sofferenza che non riescono a esprimere».

“Cannabis. Il grande inganno” nasce dall’incontro tra due competenze complementari. Rosario Sorrentino, neurologo e divulgatore scientifico, è autore di numerosi saggi dedicati ai disturbi d’ansia, agli attacchi di panico e alle neuroscienze, tra cui “Panico”, “Panico 2.0”, “Intervista esclusiva a Freud” e “Due di me. Romanzo bipolare”. Francesca Weihs è psicoterapeuta cognitivo comportamentale e svolge un’intensa attività divulgativa sui temi della salute mentale, affrontando in podcast e interviste argomenti come depressione, burnout, disturbi alimentari e psicoterapia.

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