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Economia

Torna il nucleare e riecco i (soliti) nimby

Beppe Sala già guida le barricate, Confindustria si mobilita. E Pichetto mette ordine nel dibattito

di Giovanni Vasso -


Se continua così l’Uganda farà prima (e meglio) dell’Italia: nemmeno è stato (definitivamente) approvato il ddl nucleare ed è già partita la carica dei nimby. Che, poi, è un modo, come un altro, per tentare di guadagnare un po’ di consenso. E chissenefrega se, altrove, tutti (nessuno escluso) puntano sull’atomo. Dalla Silicon Valley e fino al (resto d’) Europa. La Cina ha preparato un piano nucleare mastodontico e punta a raggiungere i 400 Gw entro il 2050. Così si affrancherà, una volta e per tutte, da Hormuz e dal Medio Oriente. Il Giappone, che pure ha vissuto lo choc di Fukushima, non ha mai mollato l’atomo e, anzi, continua a rilanciare. Siglando, tra le altre cose, una partnership strategica da un miliardo di dollari con gli Usa finalizzata alle ricerche tanto sull’Ai quanto sull’energia nucleare da fusione. Persino l’Africa, ricchissima di materie prime (anche) energetiche sta lavorando a progetti di nuove centrali.

I nimby del nucleare

L’Uganda, appunto. Ma pure l’Egitto, il Kenya (dove c’è una fetta consistente dell’ambito tech del Piano Mattei), addirittura la Nigeria, nuova Mecca del petrolio. Tutti vogliono le centrali. Solo Beppe Sala, tanto per citarne uno, non le vuole. “Sarebbe una follia”, ha replicato a Salvini che promuoveva Milano tra le città candidabili. “Non sono d’accordo col nucleare oggi”, ha affermato il primo cittadino meneghino. E non lo sarà, va da sé, nemmeno domani. Prepariamoci alla lunga (e defatigante) stagione referendaria, al ritorno dei nimby con la speranza, nemmeno nascosta nel campo largo, di lucrarne consensi elettorali da investire, poi, nella campagna elettorale in vista delle politiche 2027.

Chi dice sì

Se Sala dice no, i governatori (sempre al Nord) dicono invece sì. A cominciare da Massimiliano Fedriga, presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, e Alberto Cirio, governatore del Piemonte. Un sì, quello di Cirio, che ha una valenza pure simbolica dato che c’è Trino Vercellese: “Finalmente l’Italia volta pagina”, ha detto. Le mappe, i luoghi, i rumors. Ecco, quelli occupano oggi un dibattito che dovrebbe tener presente il gravissimo problema che c’è a monte. L’Italia paga la bolletta energetica più di tutti in Europa. Ciò è un clamoroso svantaggio strategico che si traduce con tutta una serie di guai (a cominciare dalla bassa produttività per finire al lavoro povero) che paghiamo ogni giorno. Ma è più appassionante, evidentemente, concentrarsi sulle mappe. Sollevare la carica dei nimby del nucleare.

Pichetto mette ordine nel dibattito

Il ministro alla Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha subito spiegato che serviranno (almeno) 100 terawatt di energia in più, da qui a dieci anni, per far fronte alle esigenze e che l’obiettivo del governo non è certo quello di fare il gioco di chi (come Conte, per esempio) “butta la palla in tribuna” attardandosi ai distinguo tra fissione e fusione. “Noi non scegliamo la tecnologia, noi creiamo le condizioni perché chi governerà in futuro nelle prossime legislature”, ha detto. E poi ha aggiunto: “Parliamo di piccoli reattori che sul mercato non sono ancora disponibili. Questo dibattito è un modo per buttare la palla in tribuna”. Ecco, i reattori nemmeno ci sono ma, in compenso, già ci stanno le mappe dei “siti”. Ma Pichetto fissa un altro paletto: sorgeranno vicino a industrie e data center. Là dove la domanda di energia è più alta. Confindustria, su questo, è compatta.

La posizione di Confindustria

E, anzi, Emma Marcegaglia dal palco di Rapallo dove si sono riuniti i giovani industriali italiani, ha chiamato gli imprenditori all’impegno: “Mi aspetto una mobilitazione a partire da voi, e di tutta Confindustria, a favore del nucleare. Bisogna parlare con tutte le forze politiche”. E quindi ha ribadito: “Il nucleare è la fonte energetica meno pericolosa del mondo. Noi del nucleare abbiamo bisogno: io sto investendo nelle rinnovabili che sono parte essenziale del mix energetico, ma serve rinnovabile, nucleare e una quota di gas magari con lo stoccaggio di energia”. Intanto bisogna badare all’oggi. E il taglio delle accise passerà da un decreto del Mef. Sulla base degli extraintroiti dell’Iva perché soldi Ue non ce ne sono per questo. Bisognerà stimarli per comprendere quante risorse ci saranno a disposizione. Non sarà un taglio orizzontale ma lo schema sarà quello delle accise mobili. Con l’ipotesi di garantire l’erogazione di voucher per il sostegno all’acquisto di carburanti da consegnare a lavoratori, famiglie e imprese. Oggi è l’ultimo giorno, da domani bisognerà già muoversi e pensare a come muoversi per i sussidi. Mirati, rapidi e temporanei. Per tutti, anche per i nimby.


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