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L’estate delle mille e una dieta

Rinunce, punture e sensi di colpa: la corsa forsennata alla prova costume

di Giovanni Vasso -


Come ogni estate, torna il solito tormentone della prova costume e, chiaramente, della dieta. E come ogni estate, insieme alle ore passate davanti allo specchio, si riaffaccia il rimorso per le gozzoviglie invernali. E primaverili. La voglia di dimagrire, di rientrare in quel bikini di tanti anni fa, o in quella maglietta così bella ma che tra una stagione e l’altra ha finito per restringersi (lei…), è forte. E trova, nel senso di colpa, l’alleato più potente. Che potrebbe spingerci pure a fare qualche sciocchezza.

Cerchi una dieta? L’imbarazzo della scelta

Chi cerca una dieta, per l’estate, non ha che l’imbarazzo della scelta. Più sono radicali, meglio è. Ce lo dice la nostra mente. Ma ci sta ingannando. Solo che noi non lo sappiamo e crediamo, anzi, che “lavorare di più” costringa il nostro corpo a bruciare i grassi. E via di detox, di diete liquide. Assumiamo decine di integratori, magari comprandoli al supermercato tra una tisana e una passata di pomodori. Magari quelle pilloline che pubblicizzano tutti, lì su Instagram o su TikTok. Magari quelli lì che propongono le diete più rigide, gli esercizi più implacabili. Senza sapere che quegli integratori, purtroppo, serviranno a poco e che i piani di allenamento senza una base “personalizzata” rischiano di farci finire infortunati e le rinunce più drastiche non ci porteranno ad altro che a mollare subito. Ammesso, e non concesso, di non finire prima in ospedale.

Quante (troppe) follie sul web

Di piani alimentari folli, purtroppo, ne è pieno (zeppo) il web. Le mode, poi, fanno il resto. Il guaio è quando queste si saldano ai soliti luoghi comuni. I falsi miti che portano a rinunciare a intere categorie di cibi e alimenti, per esempio. Adesso va di moda prendersela coi carboidrati, per esempio. Meglio le proteine. A patto, però, di non esagerare perché altrimenti reni e fegato ne risentono. Ma non ditelo, per carità, ai fautori delle diete paleo, quelle completamente sbilanciate sulla carne e sui prodotti di origine animale. Quelli che nei casi più esaltati (già, perché ogni cosa viene portata all’esasperazione pur di accalappiare like, followers e conquistare adepti a cui rifilare le proprie idee) per capirsi, che ingurgitano decine di uova nei loro reels per denunciare un (presunto) complotto del colesterolo.  E poi c’è il digiuno intermittente. Che resta un rebus. Basta fare una ricerca sui social. Chi ne decanta le lodi, chi pretende faccia malissimo. Funziona per qualcuno, per altri no. E ciò non è mica un mistero. No, è semplicemente che siamo tutti diversi. E, banalmente, ciò che va bene per uno non deve essere per forza adatto pure a un altro. Saremo anche macchine, come pretende qualcuno. Ma funzioniamo ciascuno a modo suo.

Punture e pasticche

Per tutti, però, sembra funzionare la nuova e rutilante scoperta che arriva dal mondo della farmaceutica. E cioè l’uso dei medicinali per diabetici per spingere al dimagrimento. La “siringa” che si fa sulla pancia (o chissà dove) per perdere peso. E, con esso, appetito. È un tema centrale. Perché la “moda” ha innescato la battaglia commerciale tra i danesi di Novo Nordisk e gli americani di Eli Lilly che fa impallidire pure il ricordo della celeberrima guerra tra Pepsi e Coca Cola. Le due aziende si sfidano non a colpi di spot, come facevano i colossi delle bevande zuccherate, ma con la ricerca. Il (nuovo) Santo Graal del dimagrimento sarebbe la pillola. O meglio, di portare i benefici delle iniezioni (che restano ostiche per tantissimi) in una compressa assumibile per via orale. È una sfida epocale e non solo per loro. E perché, da un altro punto di vista, ha contribuito a rilanciare mode salutiste che incidono (e non poco) sugli affari di altri comparti economici. A cominciare dalla ristorazione. Che negli Stati Uniti è in crisi nera, come sanno bene i fan della serie tv The Bear. Prima ancora c’era il glutatione che, essendo un forte anti-ossidante, stimola il dimagrimento. Quindi tutta la valanga di integratori. La cui scelta non può essere per nulla banale. Il rischio, infatti, è che scegliendo quelli troppo economici si finisca per spendere soldi senza averne benefici. La parola chiave è resistenza. Nel senso che bisogna prediligere prodotti in grado di apportare le sostanze che servono al nostro organismo senza che questo se ne liberi, per via degli acidi dello stomaco, prima che possano davvero apportarci i loro vantaggi.

Ma dimagrire è una questione di salute prima che estetica

Dimagrire si può. E, in determinati casi, dettati da condizioni di obesità e problemi di salute, si deve. Il fatto è che non può essere (solo) la prova costume a motivare quello che non è uno sforzo momentaneo. Ma che, invece, dovrebbe rappresentare un paradigma nuovo. Che, come ogni cambiamento, deve partire dalla consapevolezza di sé. Detta meglio, bisogna capirsi, conoscersi per comprendere cosa, davvero, ci può far bene. Aiutandoci a perdere peso e ad aumentare autostima e consapevolezza. Già, perché quello della dieta deve essere un percorso che presuppone determinazione, forza di volontà e l’umiltà di affidarsi a chi ne sa più di noi. Il primo passo deve essere quello di comprendere che, nella stragrande maggioranza dei casi, prima di sottoporsi a litri di centrifughe ipocaloriche, occorre diminuire le porzioni. Darsi regole e attenersi a quelle. Per farlo, però, occorrerebbe ancorarsi prima a un piano alimentare. Preferibilmente studiato da un medico, o da un biologo specializzato, che ha studiato le nostre condizioni di salute, studiando le nostre analisi, conoscendo quali possono essere eventualmente i nostri problemi.  


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