Intesa scende in campo per Rocca Salimbeni ma è il Leone il pezzo pregiato a cui tutti ambiscono
Lo chiamano ancora risiko, questa è una guerra, in cui tutti, nessuno escluso, gioca le sue battaglie: Carlo Messina era l’unico che, ancora, non aveva mosso un singolo pedone sulla scacchiera bancaria italiana. Era lì, assiso sul trono della prima banca d’Italia, ossia Intesa-San Paolo, in stanca e apparentemente annoiata attesa dell’evolversi delle vicende. Da Cà del Sass guardava il mondo attorno a lui, le mosse di tutti. E proprio quando tutto sembrava (e non lo era), calmo e definito ha deciso di scendere in campo.
Messina scende in campo: no risiko, ora è guerra
Fedele a Sun Tzu, ai suoi insegnamenti da condottiero invincibile. Rapido come il vento, subito dopo l’offerta “tra pari” presentata a Rocca Salimbeni da Banco Bpm. Maestoso come una foresta: quella di sigle, partners e imprese coinvolte nella scalata a Mps. C’è Unipol, che con Isp ha già concluso un accordo per l’acquisizione di una banca da 635 filiali Mps e che, alla bisogna, ha in animo di deliberare un aumento di capitale da 2,5 miliardi. C’è Bper, a cui la compagnia assicurativa (che peraltro ne detiene il pacchetto azionario di riferimento) proporrà una fusione per la nascita di Banca Monte dei Paschi. Avido come il fuoco, Carlo Messina: un premio cash che ingolosisce azionisti di Rocca Salimbene e fa volare i mercati. Lui, però, giura di non essere interessato a Generali. Simula, dissimula. Intanto se ne prende un’altra fetta: il 3% del capitale del Leone, così per non farsi trovare sguarnito su quel fronte. “Abbiamo già sbagliato una volta”. Un’altra, no. Incrollabile, infine, come una montagna. Di miliardi, l’offerta Intesa per l’Opas su Mps ammonta a 30,6 miliardi di euro. Non uno di più. Ma neanche uno di meno.
Che succede se vince lui
Messina, già Re di banche, dovesse filar tutto liscio nella guerra (non più risiko bancario), diventerebbe Carlo Magno. In testa a un polo bancario wealth da “duemila miliardi”. Con tanto di 27 milioni di clienti. Se a Rocca Salimbeni sognavano il terzo polo bancario, il rischio è di ritrovarsi catapultati (e inglobati) al primo. Staccando, rumorosamente, Unicredit. Eccolo, dunque, l’altro grande protagonista. Andrea Orcel. “Il cavaliere bianco”, già lo chiamano così. Evocando però, più che le giostre medievali, la celeberrima battuta di Gigi Proietti. Orcel davvero non farà nulla? Sul serio, a Gae Aulenti, preferiscono concentrarsi contro le jacquerie di Bettina Orlopp e le ribellioni dei ciompi di Commerzbank? Messina fa spallucce, pensa per sé e lancia in resta punta su Generali. “A me interessa che rimanga una buona azienda ma non ho alcun interesse a essere quello che propone liste per il consiglio di amministrazione. Non mi interessa entrare in meccanismi di lista ma gli utili”. Ecco.
Il duello con Unicredit
“Se Unicredit vuole proporre una partnership e Donnet (Ceo del Leone di San Marco ndr) è contento, io non mi oppongo. Non ho un atteggiamento negativo nei confronti di Generali e Unicredit, mi interessa la difesa della stabilità. Se altri possono realizzare operazioni con sinergie tanto meglio. A me interessa l’utile netto di Generali che oggi è dentro Mps -Mediobanca, a maggior ragione perché la valutazione di Generali oggi è significativa perché ci sono attese di utile elevato”. Ari-ecco.
Di una cosa è certo, Messina. Dovesse passare la sua proposta, per mago Lovaglio – capace di compiere il miracolo di restare nel Paradiso di Rocca Salimbeni a dispetto di San Caltagirone -, si metterebbe male. Lui, Carlo Magno, non ce lo vede proprio per il futuro del più antico istituto di credito bancario. E, a proposito di Caltagirone e dell’altro convitato (nemmeno troppo) di pietra (e cioè Delfin) da Intesa arrivano segnali di fumo e di distensione. Chissà.
Il governo se la gode
Intanto il Mef si gode la bagarre. “Eravamo informati”, hanno detto da via XX Settembre. Il vicepremier Antonio Tajani si sfila: “Non sta a me fare il tifo”, ha detto pur lodando la “vitalità del settore bancario”. Già, la vitalità. Mps, qualche anno fa, era moribonda. Anzi, era proprio morta. Lo Stato è intervenuto massicciamente, rifornendola di miliardi per evitarne il crollo. Mario Monti staccò generosi assegni (anzi Bond) pur di salvarla. Adesso tutti se la contendono. C’è di che esserne orgogliosi. E non c’è da chiedersi a noialtri che ce ne viene. Non è elegante. Sarebbe come chiedere alle banche un contributo ogni anno. “La presidente del Consiglio-non è un mistero- mi chiamò e concordammo a una operazione. Quello era l’accordo per un tot di anni e non bisogna certo ridiscuterne ogni anno”, ha concluso sul punto Re Carlo.