Trump tra due fuochi: la guerra in Iran e il malcontento dei cittadini americani
Il Presidente americano sta fronteggiando due guerre di natura diversa ma collegate tra loro: da un lato il conflitto con l’ Iran, dove un regime islamico rigido e intransigente sta prolungando i negoziati di pace. Dall’altro una crescente opposizione interna dovuta ad un rinnovato sentimento pacifista e al malcontento della popolazione per l’aumento dei prezzi di prima necessità.
I sondaggi parlano chiaro: la maggior parte degli americani sono contrari alla guerra e desiderano che finisca al più presto. E sulla scia di questo crescente malessere alcuni repubblicani hanno appoggiato il partito democratico per approvare una risoluzione volta a limitare i poteri presidenziali in ordine alla guerra.
Questa pressione sull’amministrazione governativa sta indebolendo il potere negoziale di Donald Trump che si trova costretto tra la necessità di trovare un accordo per lo Stretto di Hormuz e quella di fermare le ambizioni sul nucleare di Teheran.
Il Presidente ha dichiarato in un’intervista: “ Gli iraniani sono forti, orgogliosi, ci sono cose che non avrebbero mai pensato di fare ma che dovranno compiere. Non hanno scelta e ci vuole un po’ di tempo”.
Inoltre l’accordo di pace tanto agognato si allontana ogni volta che Israele colpisce il Libano e tutte le volte che il Congresso vota per porre fine alla guerra. Si tratta di interferenze negative che indeboliscono la possibilità della stipula di un trattato tra le parti.
“L’Iran si trova ora in una posizione più forte rispetto a prima dell’inizio di questa guerra e, naturalmente questo conflitto sta facendo aumentare i prezzi del gas, mettendo sotto pressione economica il popolo americano”, ha dichiarato venerdì alla CNN il leader della minoranza alla Camera, Hakeem Jeffries, democratico di New York. “Continueremo comunque a fare ciò che è necessario fare e con decisione, per contrastare Donald Trump”.
Il Tycoon vuole trovare una soluzione diplomatica esercitando sull’Iran una forte pressione economica attraverso sanzioni e il blocco dei porti marittimi.
“L’economia iraniana è in difficoltà e il suo esercito è decimato”, ha dichiarato venerdì il Segretario del Tesoro Scott Bessent annunciando una serie di provvedimenti restrittivi contro una “flotta ombra” che trasportava gas di petrolio liquefatto iraniano in Asia.
Anche se l’Iran ha un forte calo delle entrate, inflazione e disoccupazione dilagante, è però consapevole della reazione negativa del popolo americano alla guerra e dell’ aumento dei prezzi del gas in USA.
Sia l’Iran che gli Stati Uniti sono fiduciosi che l’altra parte cederà per prima”, ha affermato David Schenker, ricercatore presso il Washington Institute for Near East Policy ed ex assistente del Segretario di Stato per gli affari del Vicino Oriente. “Il Presidente può aspettare ancora per vedere se il blocco sortisce qualche effetto, ma il protrarsi della crisi aumenta la probabilità di una recessione. Le opzioni a disposizione del Tycoon sono tutt’altro che buone”.
Un sondaggio di The Economist / YouGov ha rilevato che il 60% dei cittadini americani osteggiata la guerra e oltre due terzi ne desidera la fine in tempi brevi.
Un’indagine Reuters/ Ipsos del mese di maggio ha evidenziato come il 52% degli americani ritenga che non ci sia giustificazione all’intervento militare in Iran. Solo il 23% della popolazione sostiene il conflitto.
Anche il deputato democratico Brad Schneider, membro della Commissione Affari Esteri della Camera, ha espresso dure critiche sulla gestione della guerra e sulla mancanza di una chiara strategia d’uscita da parte della Casa Bianca.
Nel 2018, Trump aveva formalmente ritirato gli Stati Uniti dallo storico accordo sul nucleare (JCPOA) siglato da Barack Obama, definendolo il “peggior accordo di sempre”.
I critici evidenziano che la bozza della nuova intesa prevede lo scambio di concessioni economiche in cambio di limiti all’uranio. Ma la struttura del negoziato appare pericolosamente simile alla strategia dell’era Obama.
Trump promette che sarà un compromesso migliore con l’imposizione di vincoli permanentemente più severi, l’azzeramento dell’arricchimento dell’uranio e l’assenza di concessioni finanziarie dirette.
Inoltre a causa delle tecnologie avanzate sviluppate da Teheran dopo il vecchio accordo, la nuova bozza USA impone all’Iran di fornire dati immediati e “accesso illimitato e senza ritardi” a qualsiasi installazione l’AIEA ritenga urgente verificare.
Il precedente meccanismo di risoluzione delle controversie per l’accesso ai siti militari sospetti, invece, poteva richiedere fino a 24 giorni di tempo.
Mentre l’amministrazione governativa insegue un trattato dai vincoli permanentemente più severi rispetto al testo del 2015, l’opinione pubblica statunitense manifesta una crescente insofferenza verso l’instabilità in Medio Oriente. Non vuole la guerra e al contempo soffre dell’aumento dei prezzi in generale e di quelli energetici in particolare.
Oltre alla fine del conflitto con l’Iran le famiglie chiedono la pace economica per poter migliorare il proprio potere d’acquisto.
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