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Esteri

Belfast in fiamme dopo l’accoltellamento di un quarantenne, scatta la protesta anti‑migranti

La città travolta da una notte di violenze dopo il video dell’accoltellamento: case incendiate, famiglie in fuga e tensione politica alle stelle.

di Gianluca Pascutti -


Tutto parte da un accoltellamento brutale in una strada residenziale di Belfast, nel nord della città. Un uomo sulla quarantina viene colpito più volte a testa e collo da un trentenne originario del Sudan. Un video mostra l’aggressore a cavalcioni sulla vittima, con un coltello in mano, in una scena che molti interpretano come un tentativo di decapitazione. La vittima resta gravemente ferita e si trova in condizioni serie in ospedale, con lesioni al volto, al collo, alla schiena e agli occhi.

Chi è l’uomo accusato del tentato omicidio

L’indagato ha circa trent’anni ed è un richiedente asilo sudanese. Secondo le ricostruzioni ufficiali, arriva in Europa passando per Parigi e poi per Dublino, prima di raggiungere Belfast nel febbraio 2023. Presenta domanda di protezione e ottiene il permesso di soggiorno nel Regno Unito alcuni mesi dopo, con validità fino al 2028. Ora deve rispondere dell’accusa di tentato omicidio e di altri reati legati al possesso del coltello e alle minacce.

Dalle chat alla strada,la chiamata alla “caccia agli stranieri”

Il video dell’aggressione circola in poche ore sulle piattaforme social. Figure dell’estrema destra britannica lo rilanciano come prova di un presunto “attacco degli invasori”. Tra i più attivi compaiono agitatori noti, che indicano orari e luoghi per scendere in strada contro i migranti. Molti account social di estrema desta, molto seguiti, invocano proteste di massa. La rabbia online si trasforma rapidamente in mobilitazione fisica.

Case incendiate, bus in fiamme, famiglie in fuga

Nella notte, Belfast cambia volto. Uomini incappucciati si muovono in diversi quartieri, soprattutto nelle aree popolari già segnate da tensioni sociali. Vengono incendiati un autobus di linea, auto parcheggiate e perfino un’auto della polizia. Alcune abitazioni che ospitano famiglie di origine africana vengono bersagliate con bottiglie molotov. Le immagini mostrano agenti e soccorritori che aiutano genitori e bambini a uscire di corsa dalle case in fiamme. In città si parla apertamente di “pogrom” anti‑migranti.

L’allarme delle autorità e il rischio contagio

La polizia dell’Irlanda del Nord dichiara un “critical incident” e chiede ai cittadini di restare lontani dalle aree degli scontri. I vertici delle forze dell’ordine sottolineano che, al momento, non trattano l’accoltellamento come terrorismo, ma come un caso di tentato omicidio. La premier nordirlandese Michelle O’Neill condanna con durezza le violenze e parla di codardia disgustosa da parte dei gruppi che danno la caccia a famiglie che non hanno nessuna colpa. Da Londra arrivano appelli alla calma, mentre il governo teme un effetto domino in altre città già attraversate da proteste sull’immigrazione.

Un detonatore in un Regno Unito già polarizzato

L’attacco di Belfast arriva dopo altri episodi che hanno alimentato il clima di sospetto verso i richiedenti asilo. Le campagne dei partiti populisti e le narrazioni complottiste online hanno creato un terreno fertile. In questo contesto, un singolo fatto di cronaca diventa il pretesto per colpire chi ha il colore della pelle sbagliato. La notte di Belfast mostra quanto sia sottile il confine tra protesta e caccia all’uomo. E apre una nuova, inquietante fase nel dibattito britannico su sicurezza, immigrazione e responsabilità dei social nel trasformare la paura in violenza organizzata.


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