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Le clamorose fake dell’Ai: i giovani se ne accorgono?

Circa due risposte su dieci fornite dagli algoritmi sono palesemente errate o contengono imprecisioni grossolane

di Giorgio Brescia -


L’AI fa fa “prima” ma sbaglia e colleziona fake. Nell’era della conoscenza istantanea, l’intelligenza artificiale sta riscrivendo le regole dell’accesso al sapere. Ma dietro la fluidità di una risposta ben scritta può nascondersi un’insidia pericolosa: l’errore travestito da verità.

Un recente studio condotto da Libreriamo

La principale piattaforma dedicata ai consumatori di cultura ha sollevato il velo su un fenomeno preoccupante svelando il processo di costruzione delle fake dell’Ai. Circa due risposte su dieci fornite dagli algoritmi sono palesemente errate o contengono imprecisioni grossolane. Il rischio maggiore, però, non risiede nell’errore evidente, ma in quella che viene definita la trappola della plausibilità, la generazione di testi ben scritti e coerenti che però non trovano alcun riscontro nelle fonti originali.

Il fenomeno della plausibilità riguarda oltre il 40% delle risposte fornite dall’Ai, creando una zona grigia dove la forma prevale sulla sostanza. In ambiti estremamente sensibili come le citazioni d’autore o le massime filosofiche, poi, la precisione crolla verticalmente: i dati mostrano che la correttezza si ferma rispettivamente al 15% e al 13%, mentre le attribuzioni false superano il 20%.

Questo significa che, nella maggior parte dei casi, la “macchina” non attinge a una memoria storica o testuale, ma produce un output basato su calcoli statistici che simulano il linguaggio di un autore.

L’Ai che cambia il nostro sapere

Come sottolineato dal sociologo Saro Trovato, fondatore di Libreriamo, il pericolo reale non è che la tecnologia sostituisca la scrittura umana, ma che questa verosimiglianza finisca per riscrivere la letteratura stessa, sostituendo la verità storica con una versione sintetica e semplificata. Al di fuori di questi dati, è pure possibile osservare come questa deriva si manifesti concretamente nella cultura italiana attraverso le cosiddette “allucinazioni”.

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Gli errori più gravi

Uno degli esempi più frequenti di queste fake dell’Airiguarda Giacomo Leopardi. Non è raro che l’Ai attribuisca al poeta di Recanati versi inediti che imitano il suo lessico tipico, mescolando concetti come l’infinito, l’ermo colle o la natura matrigna in componimenti mai scritti, ma che risultano credibili a un occhio non esperto.

Ugualmente, i casi in cui la tecnologia ha inventato interi canti della Divina Commedia di Dante Alighieri o ha attribuito ad Alessandro Manzoni riflessioni storiche o morali tratte da contesti contemporanei del tutto estranei alla sua opera. Per non dire di confusioni ove opere di Umberto Eco vengono mescolate con saggi di altri autori, creando bibliografie fantasma che inquinano la ricerca accademica e scolastica.

Informazioni che confermano la tendenza degli algoritmi a privilegiare la coerenza dello schema rispetto all’autenticità del dato. Così, la conoscenza cambia natura, passando dalla lettura diretta delle opere al semplice riconoscimento di schemi artificiali. Il rischio, che giovani e studenti, principali utilizzatori di questi strumenti, finiscano per accettare passivamente una cultura di seconda mano, sganciata dalle fonti originali e priva di contesto. Sempre più difficile, insomma, mantenere e coltivare la curiosità critica indispensabile ad ogni tipo di sapere.


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