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Politica

Lacrime di coccodrillo

di Alessandro Scipioni -


Elly Schlein e la condanna a scoppio ritardato

​Arrivano con due giorni di ritardo, ma soprattutto con un’imbarazzante carenza di fermezza, le parole di condanna della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein sugli scontri No Tav, accompagnate dalla consueta e ormai rituale solidarietà agli agenti feriti.

Un’uscita a scoppio ritardato che ha tutto il sapore amaro delle lacrime di coccodrillo, confermando una volta di più un vizio d’origine; quel cronico buonismo che la sinistra manifesta sistematicamente verso la violenza quando a metterla in atto sono frange dell’estremismo a essa contiguo.

​A sottolineare questa ambiguità è stato di recente anche Antonio Padellaro, evidenziando come in certi ambiti politici manchino quasi sempre prese di posizione immediate e inflessibili. Un atteggiamento che stona fortemente con le ambizioni di una forza politica che si candida a guidare il Paese.

Da un partito che aspira alla responsabilità di governo, i cittadini si aspetterebbero ben altra postura, un leader capace di condannare i fatti nell’istante stesso in cui avvengono, senza calcoli tattici o timori reverenziali verso la propria base elettorale, e che non riservi la solidarietà alle forze dell’ordine solo come un dazio da pagare a cose fatte per tamponare la polemica politica.

Da Bologna alla Val di Susa, lo stesso schema

​Il problema, del resto, non riguarda solo i vertici nazionali, ma investe una visione politica più ampia e capillare. Basti pensare a quanto accaduto a Bologna, dove il primo cittadino si è fatto promotore e responsabile politico di una piazza che è poi inesorabilmente degenerata. È indiscutibile che a manifestare vi fossero tantissime brave persone, cittadini pacifici che rappresentavano persino la netta maggioranza dei presenti. Ma è altrettanto innegabile che i gruppi violenti non siano stati affatto tenuti a freno. La causa va ricercata in un approccio politico che, fin dal principio, ha preferito criminalizzare e delegittimare l’intervento preventivo delle forze dell’ordine, creando il terreno ideale per la deriva intollerante.

​Il tutto si è consumato, paradossalmente, in aperto disprezzo per la tanto sventolata autonomia della magistratura. Un’istituzione che la stessa sinistra dichiara spesso di voler tutelare, ma che in queste occasioni viene bypassata dalla retorica di parte, laddove bisognerebbe semplicemente lasciarla agire in piena indipendenza per accertare e punire le responsabilità individuali dei singoli facinorosi.

Chi vuole governare un Paese moderno ha il dovere morale e politico di tracciare una linea di demarcazione netta e inequivocabile tra il legittimo diritto al dissenso e la cieca guerriglia urbana. Senza se, senza ma e, soprattutto, senza colpevoli ritardi.

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