L’altra montagna, quella devastata da selfie, inciviltà e overtourism selvaggio
Cultura alpina calpestata, cresce l’indignazione per l’aumento di turisti che distruggono e non rispettano un territorio fragile scambiandolo per un Luna Park
La montagna va rispettata e visitata con rispetto ma nel Nord Italia sta accadendo qualcosa di inaccettabile. I rifugi, simbolo di accoglienza e rispetto, vengono trattati come luoghi senza regole. Coperte rubate, bivacchi devastati, porte sfondate, rifiuti ovunque e perfino furti di provviste. Un comportamento che tradisce lo spirito della montagna e colpisce chi la vive con passione e responsabilità.
Il ruolo distorto dei Social e dell’overtourism
La combinazione tra overtourism e uso superficiale dei Social sta alimentando un fenomeno pericoloso. Le foto virali attirano persone che non conoscono le regole basilari dell’ambiente alpino. La montagna diventa un set, non un ecosistema fragile. Questo atteggiamento genera un’ondata di presenze impreparate che lascia dietro di sé danni concreti e costi per chi gestisce i rifugi.
Rifugi trasformati in discariche
Molti gestori raccontano scene che fanno arrabbiare chiunque rispetti l’ambiente. Coperte portate via come souvenir, materassi tagliati, stufe lasciate accese in modo pericoloso. Dispense svuotate da chi pensa che “tanto è gratis”. Un rifugio vandalizzato non è solo un danno economico, è un colpo alla cultura dell’accoglienza che ha sempre caratterizzato l’arco alpino.
La filosofia della montagna tradita
La montagna ha una sua etica. Chi sale rispetta, chi entra in un bivacco lascia tutto meglio di come l’ha trovato, riempendo anche la dispensa con un pacco di pasta, del caffè, qualsiasi cosa possa servire a chi arriverà dopo. Questa filosofia non è un dettaglio romantico, ma una regola che garantisce sicurezza e convivenza. Quando viene ignorata, l’intero sistema si spezza. E oggi si sta spezzando.
Perché serve una reazione immediata
Il problema non riguarda solo i gestori. Riguarda tutti. La montagna non è un parco giochi e non è un luogo da consumare, è un ambiente che richiede consapevolezza. Servono controlli più severi, educazione mirata e una comunicazione che smetta di vendere la montagna come un’esperienza da postare. Chi la ama davvero non può restare in silenzio e tollerare questa maleducazione incontrollata.
Un appello a chi sale in quota
Chi entra in un rifugio entra in una storia. Chi usa una coperta usa un bene comune, chi lascia rifiuti tradisce un patto antico. La montagna non perdona la superficialità, e oggi chiede rispetto, prima che sia troppo tardi.
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