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Economia

Sui binari giusti: il Pnrr per far volare il Piano Casa

Sanare gli errori dei decenni perduti. Ora l'ultima parola a Bruxelles

di Giovanni Vasso -


Sui binari giusti: ci sono 1,2 miliardi di buone, anzi ottime, ragione per rimodulare il Pnrr e finanziare il (grande) Piano per la casa. Tra gli emendamenti presentati al decreto c’è la scelta di stornare dai programmi per i progetti ferroviari, già riprogrammati peraltro, una somma (più che discreta) da affidare a Cassa Depositi e Prestiti. E finalizzata, proprio, a dare ossigeno a un progetto che porterà alla costruzione di migliaia di alloggi destinati a lavoratori e studenti fuori sede, giovani coppie, genitori separati, anziani: insomma, a tutta quella vastissima platea di italiani che avrebbero tutte le carte in regola per accedere a un alloggio popolare ma che, restando fuori dai parametri di reddito o tagliati a causa delle disponibilità fisiche di immobili (non) disponibili, non riescono né potrebbero sostenere i prezzi del libero mercato. I fondi arriverebbero, appunto, da quelli inizialmente previsti per i programmi ferroviari.

Dal Pnrr al Piano Casa

Al momento, pronti via, sarebbero disponibili già dieci milioni. Cinque per il 2026, altrettanti per il 2027 che il Mit dovrebbe iniziare a pagare, anzi a corrispondere, a Cassa Depositi e Prestiti. Soldi che rappresentano solo un inizio. Il budget totale previsto, infatti, è di tutto rispetto e ammonta a circa 1,2 miliardi di euro. Per il momento, però, non si sposteranno ulteriori risorse. Per una ragione semplice. Si attende l’ok da Bruxelles al piano di rimodulazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza presentato dall’Italia. Se e quando arriverà il via libera dall’Unione europea si potrà iniziare a lavorare a un’opera che s’annuncia, potenzialmente, epocale. Già, perché il nostro Paese ha un problema (serio) con l’abitazione. E pare quasi una beffa in una nazione che presenta, caso unico in Europa e in tutto l’Occidente, una proprietà immobiliare diffusa e pulviscolare.  Ma il combinato disposto tra leggi che non tutelano abbastanza i piccoli proprietari e speculazioni finanziarie, cantieri bloccati e burocrazia imperante, ha portato i costi a livelli insostenibili.

Un Paese che cambia (in peggio)

È, questa, la fotografia plastica del destino di un Paese in cui s’è rotto l’ascensore sociale, il ceto medio è in via d’estinzione e in cui, per la prima volta, le giovani generazioni sembrano destinate a guadagnare meno (e vivere peggio) rispetto ai loro genitori. Fuor di retorica, l’emergenza abitativa rappresenta senza alcun dubbio la prima, e forse più visibile, conseguenza di decenni passati ad alambiccarsi tra teorie (o meglio furberie) che, alla lunga, hanno prodotto più danni che benefici. Ridurre i salari con la speranza di incentivare produttività e competitività, come ha ammesso lo stesso Mario Draghi, è stato un errore grande, appunto, quanto una casa. Di cui, adesso, si pagano le conseguenze.

Sanare gli errori

E, quindi, impiegare le risorse del Pnrr per tentare di risalire la china, di porre rimedio a un problema che ha, in realtà, le dimensioni del dramma sociale, rappresenta un’operazione dai risvolti simbolici. Il Next Generation Ue, che in Italia s’è declinato con l’impronunciabile acronimo burocratico Pnrr, doveva e deve disegnare il futuro. E, per farlo, bisogna prima correggere gli errori del passato. Non si costruisce, anzi ricostruisce, senza prima sanare le fondamenta. Non si usano miliardi presi a prestito per fare (solo) piste ciclabili nel nulla sperando di richiamare chissà quali flussi turistici senza prima dare un tetto a migliaia e migliaia di italiani. Ecco, siamo sui binari giusti con la rimodulazione Pnrr per il piano Casa: ora tocca a Bruxelles.


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