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Politica

Riforma elettorale, è scontro sull’indicazione del candidato premier

di Giuseppe Ariola -


Distinguere quella che vuole essere un’indicazione dal forte valore politico dai processi istituzionali e dalle regole previste per la formazione dei governi. È questo il senso dell’emendamento della maggioranza alla riforma della legge elettorale approvato ieri in commissione Affari costituzionali alla Camera. L’integrazione voluta dal centrodestra come modifica al suo stesso testo, mira infatti a blindare l’obbligo di indicazione del candidato premier al momento della presentazione delle liste. Precisando che restano inalterate le prerogative del Presidente della Repubblica e l’assenza di alcun vincolo di mandato per i parlamentari, la maggiorana punta a scongiurare le obiezioni – soprattutto quelle che eventualmente giungerebbero dalla Consulta – circa i poteri del Capo dello Stato nella nomina del premier. Ma anche per quanto riguarda il diritto degli eletti di fornire liberamente le proprie indicazioni nella fase delle consultazioni.

La distanza tra maggioranza e opposizione

A spiegare la ratio del combinato disposto delle due norme è stata la ministra delle Riforme Elisabetta Casellati per la quale l’indicazione preventiva del candidato premier “è una questione di chiarezza nei confronti dei cittadini, ma questo non significa che ci sia un obbligo da parte del presidente della Repubblica”. Non la vede così l’opposizione che ha votato compattamente contro l’emendamento chiarificatore. E se la maggioranza parla di una “scelta di trasparenza”, il Pd denuncia una “manomissione della Costituzione”, Avs denuncia che “la figura del Presidente della Repubblica viene messa da parte, umiliata”. Le critiche dell’opposizione si sono poi nuovamente indirizzate alle tempistiche per completare l’esame del provvedimento in commissione.

Dall’indicazione del candidato premier alle preferenze

Il testo è atteso in aula per venerdì 26, nonostante la mole di emendamenti ancora da votare. Tra questi quelli per l’introduzione delle preferenze, al momento accantonati. Da qui la richiesta al Presidente della Camera Lorenzo Fontana di rivedere il calendario dell’aula sulla quale è attesa una decisione in conferenza dei capigruppo a inizio della prossima settimana. L’idea della maggioranza è però quella di mantenere invariato l’iter della riforma. Anche per affrontare direttamente in aula il nodo preferenze che ha provocato problemi all’interno dello stesso centrodestra. Fratelli d’Italia e Noi Moderati insistono per introdurle, mentre Lega e Forza Italia sostengono che la questione non faccia parte dell’accordo tra le forze di maggioranza. La sensazione è che a risolvere la questione sarà il voto segreto.


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