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Il posto di lavoro? Non è più “immutabile”

Il mercato dell'occupazione globale sta attraversando una scossa sismica che, entro il 2030, porterà alla creazione di 170 milioni di nuovi posti di lavoro ma anche alla profonda ristrutturazione di intere filiere professionali

di Giorgio Brescia -


Addio al posto di lavoro “immutabile” e alle certezze che ci si può attendere da un curriculum sempre uguale. Il mercato del lavoro globale sta attraversando una scossa sismica che, entro il 2030, porterà alla creazione di 170 milioni di nuovi posti di lavoro ma anche alla profonda ristrutturazione di intere filiere professionali.

Occupazione, come cambia il mercato

A tracciare la rotta non sono le favole da fantascienza, ma le rilevazioni del Future of Jobs Report del World Economic Forum, incrociate con l’analisi operativa di agap2, multinazionale di consulenza ingegneristica e informatica attiva in oltre dieci Paesi europei.

La vera notizia?

Non si tratta solo di quanti ruoli nasceranno o spariranno, ma di cosa dovremo saper fare per restare a galla. Entro la fine del decennio, ben il 39% delle competenze fondamentali dei lavoratori andrà incontro a un’inevitabile obsolescenza.

Big Data, Cybersecurity e profili ibridi: chi vince la sfida del futuro

In cima alla classifica dei ruoli a più rapida espansione figurano senza sorprese gli specialisti di Big Data, AI e Machine Learning, gli sviluppatori di software e gli esperti di Cybersecurity. Tuttavia, accumulare righe di codice o certificazioni d’eccellenza non basterà più a mettere blindare la carriera.

La svolta: i profili ibridi

Professionisti con una solida specializzazione verticale capaci però di dialogare con discipline collaterali, integrando la tecnologia con doti umane insostituibili.

Le skill più ricercate

Ecco ciò a cui far caso: pensiero analitico, creatività, flessibilità, resilienza e leadership.

Consapevolezza e visione sistemica

Un ingegnere non dovrà trasformarsi in un Data Scientist esperto di reti neurali, ma dovrà comprendere i limiti e l’integrazione dell’AI all’interno dell’architettura in cui opera.

«Il dato del 39% non va letto come la scomparsa della competenza tecnica, ma come la necessità di aggiornarla continuamente», sottolinea Alessandro Rosati, ceo di agap2 Italia. «In questa fase di instabilità delle competenze le aziende non cercano solo tecnici, ma professionisti capaci di adattarsi all’ambiente. La specializzazione verticale rimane essenziale, ma deve dialogare con pensiero sistemico, dati e sicurezza».

Upskilling e reskilling: la priorità strategica per l’85% delle imprese

Oggi le lacune di competenze rappresentano già la prima barriera alla trasformazione aziendale per il 63% delle imprese. Per arginare il problema ed evitare il blocco dei progetti, l’85% delle aziende individua nell’upskilling (il potenziamento delle abilità esistenti) la principale strategia di sopravvivenza da qui al 2030.

L’aggiornamento continuo cessa di essere una formalità da ufficio Risorse Umane e diventa una leva strategica per garantire affidabilità e competitività:

Riduzione dei rischi operativi

Un team costantemente aggiornato commette meno errori nella gestione dei dati e della sicurezza informatica.

Governance dei tempi e della qualità

La formazione applicata sui progetti reali consente di governare l’innovazione senza subire ritardi o perdite di controllo sui processi.

Quindi, entro il 2030 la competenza non sarà più una lista statica di doti scritte su un foglio, ma la capacità di apprendere continuamente e di collegare saperi diversi. Senza il fattore umano e decisionale, l’intelligenza artificiale rischia di rimanere soltanto un costoso ed inefficace slogan tecnologico.

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