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Attualità

L’illusione della «bella vita» e il crollo di una generazione senza gravità

Un’analisi rigorosa sul crollo etico contemporaneo: il caso di Ceriale evidenzia la deriva dei social e il fallimento dell’individualismo esasperato

di Anna Tortora -


Il diciannovenne di Ceriale sorride davanti all’obiettivo dello smartphone mentre si imbarca a Malpensa, diretto apparentemente verso l’Olanda. Dice che l’incidente gli ha “rovinato la vita”, che il suo piano di fare la “bella vita in Italia” è fallito. Pochi giorni prima, sull’asfalto di una strada ligure, Sofia Barberi perdeva la vita a ventitré anni e la sua amica Elena subiva l’amputazione di un piede.

Mentre la magistratura farà il suo corso senza che i confini europei offrano alcuna reale protezione, la cronaca deve registrare il collasso morale consumato in diretta streaming. Accendere la telecamera per trasformare l’agonia di una ragazza nel contenuto digitale di una notte qualunque definisce un fallimento culturale immediato. Quando l’istinto davanti a una vita che si spegne è la ricerca di un clic anziché il soccorso, il peso di quelle immagini basta da solo a qualificare chi ha preferito uno schermo all’umanità.

Il miraggio della “bella vita”

Nel monologo registrato in aeroporto, la narrazione si ribalta: scompare ogni traccia di pudore o di rimorso e resta solo un’elaborata autocommiserazione condita da risatine. Il mondo viene ridotto a un parco giochi privato, un fondale intercambiabile dove gli altri sono comparse sacrificabili e i veri danni si misurano in follower perduti o piani di svago saltati. Il ragazzo si descrive come vittima dell’odio collettivo, si lamenta della reazione della piazza e arriva a citare la “remigrazione” nel tentativo di dare una veste pseudo-politica a quella che somiglia a una fuga vigliacca.

È necessario ricondurre le parole al loro reale significato: la “bella vita” non è un diritto d’ufficio garantito a prescindere dalle macerie che ci si lascia alle spalle. Quell’idea di esistenza basata sul consumare tutto senza pagare il conto è finita per sempre sull’asfalto di Ceriale. La dignità di un percorso si costruisce nel rispetto degli altri e nel lavoro, non scappando all’estero col sorriso sulle labbra dopo aver spezzato il futuro di due ventenni.

La revoca della cittadinanza affettiva

In questa parabola cinica, l’unico verdetto immediato e senza appello è arrivato direttamente dalle mura di casa. Con un laconico «con noi ha chiuso», i genitori hanno azzerato ogni possibilità di difesa d’ufficio, firmando una rottura drastica in un Paese storicamente incline a giustificare i figli a prescindere dall’evidenza.

Il ripudio da parte della famiglia priva il fuggiasco del suo ultimo schermo protettivo. Senza più il nido a fare da ammortizzatore sociale e morale, il passaporto per la sua personale Amsterdam perde qualsiasi parvenza di esotismo o di avventura romantica. Resta solo la fuga solitaria di chi ha scambiato la latitanza per una vacanza, ma si ritrova nudo davanti a responsabilità che nessuno schermo potrà mai cancellare.
Il ragazzo è probabilmente in Olanda, ma la sua non è una corsa verso la libertà: è l’inizio di un esilio nella solitudine più cupa. A noi rimane il dovere di restituire a Sofia quel rispetto che le è stato strappato sulla strada, spegnendo i telefoni e lasciando che a parlare sia la giustizia.

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