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Attualità

Il Campo Largo dei poltronari di basso spessore

di Alessandro Scipioni -


​C’è una narrazione agiografica che descrive il Campo Largo come un’armonia dove civici, progressisti, moderati e persino presunti conservatori stringono la mano a estremisti di sinistra e ultras dell’antipolitica pentastellata in nome del bene comune. Una favoletta trasversale, inventata a tavolino dagli spin doctor, utile a nascondere una realtà infinitamente meno idilliaca. La verità è che ci troviamo di fronte a un armata Brancaleone tenuta insieme non da un’idea di futuro, ma dall’istinto di sopravvivenza poltronaio.

​Un’allegra brigata dominata da una sinistra massimalista e profondamente ideologizzata. Il dato più deprimente, tuttavia, non è l’estremismo delle sue forze portanti, ma la sottomissione della sua componente riformista. Politici che un tempo rivendicavano autonomia culturale e che oggi, pur di garantirsi un posto in lista, non trovano nemmeno la dignità di sbattere la porta. Restano lì, silenti, a fare da foglia di fico.

Renzi e il Campo Largo: il capolavoro del cinismo

​Il capolavoro del cinismo si consuma però al centro. Per anni, i leader della sinistra hanno dipinto Matteo Renzi come il male assoluto, il distruttore dei diritti, il nemico del popolo. Oggi, senza un’ombra di decenza, di fronte a un elettorato confuso ma ancora in buona fede, sono pronti a caricarselo. Lui, da spregiudicato professionista del potere, fa il suo gioco e non stupisce. A stupire, invece, è la totale assenza di spessore morale di chi ha costruito intere carriere sull’antitesi a quel mondo e ora riabilita tutto in nome del “contrasto alle destre”.

Ne viene fuori il quadro di una coalizione eterogenea che semmai arrivasse al governo relegherebbe l’Italia alla paralisi e all’instabilità assoluta.

​È il trionfo del parlamentarismo più deteriorato, dei giochi di palazzo privi di responsabilità istituzionale. Una deriva che offende persino la tradizione della sinistra storica. Evocare figure come Berlinguer, che della dignità morale e della serietà fece una bandiera, di fronte a questa fiera del cinismo, è un insulto alla memoria.

L’agenda del Campo Largo e le conseguenze sui cittadini

​Le conseguenze di questo accrocco ideologico sulla vita reale dei cittadini sarebbero nefaste. Sul piano interno, l’agenda è già dettata da un assistenzialismo d’accatto e da bandiere ideologiche come lo ius soli o lo ius scholae, riforme che svalutano il concetto stesso di cittadinanza e rischiano di rendere il Paese ancora più insicuro. Sulla politica estera e la difesa, la pretesa di dare lezioni di dignità internazionale frana sistematicamente di fronte a un’atavica incapacità di essere presi sul serio oltreconfine, spaccati come sono su ogni dossier geopolitico.

​In questo teatro dell’assurdo, anche i presunti moderati o conservatori che si prestano all’operazione compiono un delitto politico. Sono pronti a sacrificare la propria storia per fare da stampella a un progetto che ignora sistematicamente l’Italia reale. Quella che produce, che rischia, l’Italia delle partite IVA e delle imprese, costantemente tartassate o dimenticata dai programmi della sinistra.

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