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Cultura & Spettacolo

IN LIBRERIA – Sotto la superficie della storia

di Eleonora Ciaffoloni -


Un romanzo intenso e perturbante, che prende ispirazione da una vicenda storica reale: la costruzione della diga del Chevril e il conseguente allagamento del villaggio alpino di Tignes nei primi anni Cinquanta. Parliamo de La diga, di Maylis de Kerangal e Joy Sorman, pubblicato in Italia da Prehistorica con la traduzione di Elena Vozzi, Nicola Petruzzella. Il protagonista è Tomi Motz, un ingegnere incaricato dalla sua azienda di effettuare un controllo tecnico presso la diga di Seyvoz, località immaginaria che richiama chiaramente la storia di Tignes. La missione dovrebbe durare quattro giorni, tempo necessario per verificare il funzionamento dell’impianto idroelettrico.

Sotto la superficie del lago, la memoria sommersa di un paese cancellato

Fin dal suo arrivo, però, Tomi avverte che qualcosa non torna. L’atmosfera del luogo è sospesa: il lago artificiale appare immobile e silenzioso, mentre sotto la sua superficie si cela un intero paese cancellato dall’acqua. Nel corso dell’ispezione, l’ingegnere inizia a essere vittima di strani fenomeni sensoriali. Gli appuntamenti saltano senza spiegazione, le notti diventano insonni, il paesaggio sembra modificarsi e la realtà perde consistenza. Ciò che doveva essere un semplice sopralluogo si trasforma in una discesa nelle profondità della memoria sommersa del luogo.

Parallelamente alla vicenda presente, il romanzo alterna capitoli dedicati agli anni della costruzione della diga e allo sfollamento forzato degli abitanti. Attraverso queste pagine emerge tutta la violenza di una modernizzazione imposta: le case abbandonate, il cimitero svuotato, le campane trasferite, le vite spezzate di una comunità costretta a lasciare la propria terra.

La scrittura de La diga: precisione chirurgica e tensione da thriller psicologico

La forza di questo romanzo risiede soprattutto nella scrittura. La scelta delle parole appare attentissima, quasi chirurgica. De Kerangal e Sorman selezionano ogni termine con estrema cura, riuscendo a trasportare il lettore all’interno dei paesaggi, tra le nebbie che avvolgono il lago e il silenzio delle sue acque. Non ci si limita a osservare i luoghi: li si sente addosso. L’ambientazione è uno degli aspetti più affascinanti: Seyvoz è magnetica e terribile. Il lago artificiale esercita una continua attrazione, ma genera anche un senso di minaccia costante. Un’incertezza conferisce al romanzo una tensione da thriller psicologico, pur mantenendo una forte dimensione letteraria. Accanto alla suggestione atmosferica, il libro propone una riflessione profonda sul senso della vita e sulla fragilità dell’esistenza umana e il lettore viene portato a interrogarsi su ciò che davvero resta delle persone e delle comunità quando il progresso incombe.

De Kerangal e Sorman, una voce sola

Colpisce, infine, la perfetta riuscita della scrittura a quattro mani. Le voci di Maylis de Kerangal e Joy Sorman si fondono in modo naturale, dando vita a una narrazione compatta e coerente, capace di alternare precisione documentaria, tensione psicologica e potenza evocativa. La diga è un libro intenso che continua a risuonare nella mente del lettore anche dopo l’ultima pagina.

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