Usa e getta. Il caos di Trump sull’intelligence
La scelta di Trump di puntare sull'inesperto Bill Pulte ha suscitato forti perplessità anche all'interno del GOP
L’arrivo di Bill Pulte alla guida dell’intelligence americana è inquietante. Pulte, un uomo senza alcuna esperienza in sicurezza nazionale, noto più per la fedeltà personale a Donald Trump che per le competenze specifiche, si è presentato con un giorno d’anticipo, ha preteso la lista completa dei dipendenti e ha chiesto di sapere “chi può essere licenziato”. Non un saluto, non un briefing, non un passaggio di consegne. Un gesto che ha il sapore dell’epurazione preventiva.
Il caso Pulte
Secondo la Cnn, gli è stato affidato il compito di tagliare centinaia di posizioni all’interno dell’Office of the Director of National Intelligence (ODNI), l’organo che coordina Cia, Nsa, Fbi e tutte le agenzie federali. Un terremoto amministrativo che nessuno nell’apparato aveva previsto.
La storia è ancora più surreale se si considera che la nomina di Pulte era stata di fatto superata. Il presidente statunitense aveva già scelto Jay Clayton come nuovo direttore, avviando il percorso di conferma al Senato. Poi, improvvisamente, ha cancellato l’audizione, bloccando tutto e riportando in vita l’incarico ad interim del suo protetto. La mossa ha irritato profondamente i senatori repubblicani, già stanchi di essere trascinati in una spirale di decisioni impulsive, forzature procedurali e nomine improvvisate.
Un profilo inadeguato scelto per una missione precisa
Se l’insediamento è stato anomalo, il comportamento di Pulte nei primi incontri lo è stato ancora di più. Durante un briefing interno, il nuovo direttore avrebbe chiesto se può portare a casa il President’s Daily Brief, il documento più sensibile dell’intera intelligence, se avrà un aereo governativo per spostarsi tra Washington, Florida e Chicago, quale livello di security clearance gli verrà assegnato, dato che non ne ha mai avuta una e quale tipo di scorta gli spetterà.
Domande che, secondo una fonte, hanno lasciato la sala “interdetta”. Il nuovo capo dell’intero sistema di intelligence americano non conosce i protocolli e ignora le procedure e i limiti del suo ruolo.
La sensazione, condivisa da funzionari e analisti, è che non sia stato scelto per guidare l’ODNI, ma per smontarlo. Per renderlo più docile, più permeabile, più allineato alle esigenze politiche del presidente. Il fatto che la sua prima richiesta sia stata la lista dei dipendenti da valutare per il licenziamento è una sorta di programma. E arriva in un momento in cui il tycoon sta cercando di legare la riforma delle regole elettorali al rinnovo del Fisa, lo strumento che autorizza intercettazioni e sorveglianza. Una manovra che anche tra gli stessi conservatori viene considerata pericolosa, opaca e potenzialmente devastante per gli equilibri istituzionali.
Lo scontro interno ai repubblicani
La vicenda Pulte è solo l’ultimo capitolo di un conflitto ormai aperto tra Donald Trump e i senatori del suo stesso partito. La figura del presidente appare sempre più ingestibile e politicamente corrosiva. Mentre il caos cresce, molti osservatori negli Stati Uniti parlano apertamente di un GOP indebolito e sempre più vulnerabile in vista delle elezioni di midterm.
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