L’esplosione avvenuta lunedì sera nel Principato di Monaco è una fenditura nel vetro perfetto di uno Stato che vive di immagine, lusso e controllo. Un evento senza precedenti, che ha colpito duramente la famiglia del miliardario ucraino Vadym Ermolaev e che le autorità monegasche hanno cercato di “neutralizzare” con una rapidità quasi spasmodica. Prima “probabile attentato”, poi, nel giro di poche ore, “non qualificabile come terroristico”. Una retromarcia che sa di paura, non di prudenza. Monaco non può permettersi di essere teatro di un’operazione politica o, peggio, di intelligence. Ma la nebbia che avvolge la vicenda non si dirada. Anzi, si ispessisce, man mano che emergono altri retroscena.
Una versione di facciata
Le telecamere mostrano un uomo che lascia cadere uno zaino davanti al condominio di rue Révérend-Père-Louis-Frolla. Pochi istanti dopo, la detonazione. Il principe Alberto II ha parlato di “crimine efferato” e di “shock per l’intera comunità”. Tutti i servizi mobilitati, collaborazione con la Francia, dichiarazioni di circostanza. La verità, però, è che nessuno sa, o vuole dire, cosa sia realmente accaduto. La fretta di “sgonfiare” la pista terroristica sembra più un tentativo di soffocare il panico che di chiarire effettivamente i fatti.
Gli amici e i nemici di Ermolaev
Ermolaev non è un nome qualsiasi. Magnate di Dnipro, protagonista della trasformazione urbana con il colosso Alef, finanziatore della sinagoga Golden Rose, imprenditore capace di muovere capitali enormi tra industria, settore immobiliare, metallurgia, agricoltura e finanza. Nel 2017 ha abbandonato il passaporto ucraino per quello cipriota, e nel 2022 è approdato in Costa Azzurra, arruolato dai media di Kiev nel sarcastico “Battaglione di Monaco”, costituito dagli oligarchi fuggiti al sole della Riviera mentre il Paese bruciava. Un approdo dorato che ha generato rancore, rabbia, accuse di tradimento. Mentre i figli degli ucraini venivano spediti al fronte, i miliardari venivano dipinti come parassiti che avevano abbandonato la nave.
I rapporti con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sono logori da tempo. Nel 2023, Zelensky lo ha colpito con sanzioni personali durissime, accusandolo tramite l’Sbu di aver mantenuto affari in Crimea tramite società di comodo russe. Il tentacolare Vadym ha sempre negato, ma la frattura politica era totale. Il figlio Artur, condannato in Estonia per aver guidato un network criminale da 100 milioni di euro, ha aggiunto un ulteriore strato di oscurità alla galassia familiare.
Il possibile ruolo dell’Sbu
È in questo contesto che si inserisce l’ipotesi più inquietante. Se venisse dimostrata una responsabilità dell’Sbu nell’azione, l’Europa si troverebbe davanti a uno scenario altamente preoccupante. Vorrebbe dire che i servizi di Kiev possono operare con agio sul territorio europeo, colpendo figure sgradite al governo ucraino anche fuori dai confini nazionali. Un precedente devastante che metterebbe in discussione la capacità dell’Ue di proteggere il proprio spazio interno e aprirebbe una faglia geopolitica difficile da gestire.
Il conflitto in Ucraina prosegue
Il tutto mentre Zelensky rivendica apertamente attacchi in territorio russo. Il Centro di comunicazioni spaziali di Dubna è stato centrato due volte in otto giorni. Una strategia che spinge il conflitto oltre i confini ucraini, trasformando la guerra in un’ombra che si allunga, lenta e inesorabile, verso l’Europa.
Parallelamente, Bruxelles ha appena avviato l’erogazione di 3,9 miliardi di euro per l’acquisto di droni, parte di un maxi-prestito da 90 miliardi. Quasi simultaneamente, Euroclear e la Banca centrale russa si affrontano in tribunale. Mosca pretende 220 miliardi di euro di risarcimento per gli asset congelati, e la battaglia legale potrebbe trasformarsi in un detonatore diplomatico. Se la Russia interpretasse l’uso dei profitti dei beni congelati come un atto di cobelligeranza, l’Ue rischierebbe di essere trascinata in una spirale di escalation che potrebbe sfuggire di mano.
Quanto avvenuto a Monaco, dunque, non è un episodio isolato. È un segnale. Un lampo nel cielo apparentemente sereno del Principato che illumina, in maniera sinistra, la complessità di un conflitto che non conosce più confini. E che potrebbe presto bussare alle porte dell’Europa con molta più forza.