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Recensioni online: l’Antitrust scopre che serve lo scontrino

Forse si chiude un'epoca in attesa del prossimo escamotage

di Andrea Fiore -


Recensioni online. Negli ultimi vent’anni il destino di migliaia di attività è stato deciso da stelline e commenti lasciati su Google, TripAdvisor e simili.
Un sistema che tutti hanno finto di considerare “democratico”, mentre era infestato da recensioni farlocche, profili fasulli e professionisti del falso pagati per gonfiare o affossare la reputazione di un locale.

Per anni è bastato un account creato in cinque secondi per giudicare un ristorante, un hotel o un negozio. E infatti il mercato delle recensioni finte è esploso: pacchetti di 5 stelle venduti come fossero caramelle e campagne organizzate per distruggere la concorrenza.

Adesso, dopo due decenni di caos, l’Antitrust scopre l’acqua calda”: vuoi lasciare una recensione? Devi dimostrare di aver comprato qualcosa. Scontrino, ricevuta, fattura o prenotazione. Qualsiasi prova che tu sia stato davvero lì. Finalmente una regola che chiude la porta ai furbetti.

La domanda è inevitabile: com’è possibile che ci siano voluti vent’anni per arrivare a una cosa così ovvia?
La risposta fa male: perché a nessuno conveniva sistemare il problema. Le piattaforme volevano numeri, le aziende volevano voti e i falsari volevano soldi.

E mentre la credibilità restava un semplice dettaglio, le saracinesche delle attività si abbassavano e rialzavano ad un ritmo vertiginoso.

Forse si chiude un’epoca, oppure c’è già chi ha in tasca un escamotage impacchettato da mettere sul mercato.

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