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Economia

Nucleare, la settimana decisiva per il futuro

Pichetto detta i tempi al Parlamento: "Approvare il ddl entro la pausa estiva"

di Cristiana Flaminio -


Sarà una settimana cruciale, questa, per il nucleare. Decisiva, anzi. Il ministro all’Ambiente e alla Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, non vuol sentire ragioni. “Auspichiamo di avere la legge delega prima della pausa estiva”. Il ritorno dell’atomo non può aspettare. E, da Napoli, dove il titolare del Mase ha partecipato all’incontro promosso dal suo dicastero insieme a Unioncamere “Da Fermi al futuro”, ha dettato i tempi. “Il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile è attualmente all’esame delle commissioni del Senato, dove la discussione è calendarizzata in aula prima della pausa estiva. Confido che durante questa settimana si concludano i lavori. Auspichiamo di avere la legge delega prima della pausa estiva. C’è l’impegno del governo e del sottoscritto di presentare i provvedimenti collegati entro fine anno”.

La settimana decisiva per il nucleare

Non c’è tempo da perdere. E quello che sta succedendo a Hormuz conferma a Pichetto l’urgenza nel chiudere, quanto prima, la partita in Parlamento. “Quando ho fatto i calcoli sul decreto bollette abbiamo discusso un paio di giorni se il prezzo del gas dovesse essere fissato a 28 o 30 euro. Adesso mi viene da ridere: scatta la questione Golfo Persico e si arriva a 62, poi a 50 euro. È un prezzo insopportabile per il sistema produttivo, per le nostre famiglie. È un qualcosa di schizofrenico”. Ecco, appunto. Il guaio, però, è che a questa schizofrenia siamo letteralmente appesi. In balia degli eventi. Delle decisioni che vengono dall’America, da Teheran. E di cui siamo, solo ed esclusivamente, spettatori (lautamente) paganti.

Per capire il nodo del gas

“Prima dell’invasione della Russia dell’Ucraina, le trattative sul gas avevano una quotazione di 15-17 euro. Quindi siamo a tre volte tanto. E tenete presente che tutto questo determina il prezzo dell’energia elettrica nel nostro Paese”, ecco quale è lo stato dell’arte. È già grave così, senza dover per forza attendere che i prezzi tornino a quei livelli stratosferici, a tre cifre, che si registrarono nell’estate di quattro anni fa. Pichetto, perciò, incalza le opposizioni. Inchiodandole, dal suo punto di vista, di fronte a una scelta ineludibile. O si fa il nucleare, e subito, oppure si condanna il Paese all’irrilevanza. O, per citare un’immagine da lui stesso evocata più volte, e ieri citata ancora, si consegna l’Italia alla “decrescita”. Infelice, va da sé. “Direi che noi possiamo sperare che entro Natale, entro fine anno, ci sia il completamento delle proposte normative, procedure anche molto articolate. Poi non prevedo il referendum perché sarebbe un assurdo”. Bisogna far presto.

Il coro di Urso e il problema del dipendere dagli altri

Ma non è mica da solo, Pichetto, a metter fretta al Parlamento. Ne è convinto pure il ministro all’Industria Adolfo Urso che questa dovrà essere, per forza di cose, la settimana decisiva sul futuro dell’energia e, in particolare, del nucleare. Da Milano, dove ha preso parte a un evento sulla Space Economy, il titolare del Mimit ha affermato: “Ci auguriamo che il Parlamento condivida il provvedimento entro la pausa estiva cosicché i decreti attuativi si possano realizzare entro quest’anno. Dobbiamo prendere atto della realtà che ci impone di realizzare tutto quello che è necessario per la sicurezza energetica del nostro Paese e continente, visto il conflitto, l’incertezza e il nuovo paradigma dell’epoca in cui viviamo, come dimostrano le guerre che circondano l’Europa”. C’è da capirlo, Urso. Con i nuovi torbidi a Hormuz è preso in una morsa. Da un lato le imprese (e le famiglie) che chiedono di intervenire, e possibilmente subito, per garantire ossigeno all’economia. Dall’altro c’è Giorgetti che, di tagliare le accise, non ne vuol proprio sapere. E mica perché è cattivo. No, più semplicemente perché l’Unione europea non vuole che si prosegua ad attuare rimedi simili. Le misure, e ce lo stanno dicendo in ogni salsa, devono essere “mirate e temporanee”.

Il Parlamento è avvisato

Perciò Urso, in un’intervista a La Stampa, ha dovuto parlare di misure specifiche per sostenere consumatori e tessuto economico. Intanto che l’Italia, e l’Europa, inizino a farsi l’energia da sé. E a Milano, ieri, ha dovuto ribadire un concetto centrale. “Occorre realizzare politiche di lungo respiro, per ridurre la dipendenza dall’estero e aumentare la capacità di produrre energia elettrica con fonti da noi controllate sul nostro Paese. Per questo – ha aggiunto – il governo ha accelerato sulla strada delle rinnovabili la cui capacità produttiva in questi anni è aumentata del 40% e per questo il governo con responsabilità e consapevolezza ha riaperto la strada del nucleare civile di nuova generazione”. Per farlo, ha ripetuto Pichetto, c’è bisogno di concludere le scartoffie subito. Il parlamento è avvisato: una settimana cruciale, per il nucleare. E per capire quale sarà l’Italia che verrà.

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