Piano Usa per smantellare la Corte dell’Aia: ecco perché
La strategia di Washington per "disabilitare" l'organismo si articola su misure sanzionatorie estreme
Marco Rubio
Il piano Usa per “smantellare” la Corte dell’Aia. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato ufficialmente il lancio di una massiccia campagna diplomatica e governativa mirata a smantellare e neutralizzare la Corte Penale Internazionale dell’Aia.
L’annuncio di Rubio
Attraverso un videomessaggio del Dipartimento di Stato e un durissimo editoriale sul Wall Street Journal, Rubio ha definito la Corte dell’Aia una “minaccia diretta alla sovranità americana”.
Il Segretario di Stato ha avvertito il pubblico americano del rischio di un mondo in cui “soldati, agenti di polizia e leader eletti americani potrebbero essere trascinati davanti a un tribunale internazionale e giudicati da magistrati di paesi terzi secondo leggi che l’America non ha mai approvato né controlla”.
Gli Stati Uniti, pur avendo firmato lo Statuto di Roma istitutivo della Corte nel 2002, non lo hanno mai ratificato.
Leggi tutte le news di Esteri
Le misure immediate annunciate dagli Usa
La strategia di Washington per “disabilitare” la Corte si articola su misure sanzionatorie estreme.
Revoca dei visti e divieti di viaggio
Annunciato il blocco totale dell’ingresso negli Usa per il personale della Corte, i procuratori e i giudici affiliati.
Sanzioni economiche mirate
Previsto il congelamento dei beni e sanzioni finanziarie contro i funzionari della CPI e le organizzazioni collegate.
Pressioni sugli alleati
Gli Usa hanno avviato un’offensiva diplomatica chiedendo a tutte le nazioni che ospitano basi militari americane, o che cooperano con l’intelligence Usa di schierarsi apertamente contro la Corte e di non collaborare ai suoi procedimenti.
Perché proprio ora?
L’affondo di Rubio arriva dopo mesi di crescenti tensioni. La Corte Penale Internazionale ha sotto indagine presunti crimini di guerra commessi in Afghanistan (che coinvolgerebbero anche personale militare e d’intelligence statunitense) e, soprattutto, ha emesso mandati d’arresto internazionali che colpiscono alleati di ferro di Donald Trump, come il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
Inoltre, esperti legali sottolineano come l’amministrazione Trump tema che la Corte possa rivendicare la giurisdizione su altre operazioni americane recenti all’estero, come i sequestri e le azioni navali condotte nei Caraibi e nel Pacifico che toccano territori di Stati membri della Corte (tra cui il Venezuela).
Le conseguenze e le prime reazioni
La mossa di Rubio rischia di assestare un colpo mortale all’architettura del diritto internazionale per come la conosciamo.
Le reazioni interne
Le opposizioni democratiche hanno aspramente criticato la decisione. Deputati progressisti, come Ilhan Omar, hanno dichiarato che «l’America è forte quando guida con i propri valori, non quando pretende l’immunità rispetto ad essi», avvertendo che l’isolamento internazionale minerà la credibilità di Washington.
La risposta della Corte
Un portavoce della Corte Penale Internazionale all’Aia ha fatto sapere che, in questa fase, la Corte non commenterà ufficialmente le minacce dell’amministrazione statunitense, ma la tensione dietro le quinte è altissima, dato che tre giudici della CPI avevano già intentato causa contro le passate sanzioni dell’era Trump definendole illegali.
La spaccatura con l’Europa
Molti dei principali alleati della Nato (a partire da Regno Unito, Francia e Germania) sono membri storici e convinti sostenitori della Corte dell’Aia. La richiesta di Rubio di “scegliere tra le basi americane e la Corte” costringerà i governi europei a un difficilissimo equilibrismo diplomatico tra la fedeltà all’alleanza militare con gli USA e la difesa dei trattati internazionali sul suolo europeo.
Torna alle notizie in home