Per Macron la sconfitta ai Mondiali è una doppia batosta
Il tweet di Macron, la Francia fuori dai Mondiali è una mazzata anche per lui, ecco perché
Mastica amaro, Emmanuel Macron: la sconfitta della Francia ai Mondiali gli fa saltare il viaggio negli States. Sognava, monsieur le président, di esaltarsi ancora una volta. Di gioire, così come gli era già successo in Russia. Già, ai tempi in cui non solo a Mosca si giocava a calcio ma addirittura si organizzavano i Mondiali. Da Putin a Trump, Macron avrebbe fatto faville e chissà, magari avrebbe regalato un altro show. Condito da un nuovo discorso negli spogliatoi. Ma, stavolta, non andrà così.
Macron e i Mondiali perduti
Perdere la finale dei Mondiali proprio nel giorno della Festa Nazionale, il 14 luglio, è una beffa atroce per Macron. Che, però, saluta i suoi calciatori con spirito (apparentemente) olimpico. “Complimenti alla Spagna per questa qualificazione. Grazie ai Bleus per aver difeso i nostri colori con impegno. La sconfitta è difficile da digerire, ma questa squadra è giovane e ha un grande futuro davanti a sé”. Difficile da digerire, già. Perché, sembra una sciocchezza ma non lo è, lasciare l’Eliseo con una Nazionale campione del mondo avrebbe agevolato, eccome, il lavoro a chi si presenterà, dopo di lui, alle Presidenziali per raccoglierne la discussa (e contrastata) eredità.
La sconfitta ai mondiali e i nodi della politica
Quando la Francia vinse i Mondiali in Russia, Macron ebbe a guadagnare un importante dividendo politico. Le polemiche erano, ieri come oggi, sempre le stesse. E lui si ritrovò, quando fu necessario tornare alle urne, con un sostenitore d’eccezione in Kylian Mbappé. Gli bastò un (anti)endorsement a Le Pen e soci per spianare la strada al presidente uscente. Adesso, pesare, per i calciatori sarà più difficile. E per l’estabilishment si fa difficile. Bisognerà sperare in un colpo di fortuna. In un inciampo, perché le ali estreme, da Mélénchon a Le Pen, incalzano il centro. E quando il gioco si fa duro, Lagarde può scendere in campo. Gli economisti si piccano di portar bene alle loro nazionali, come accadde quando Draghi premier l’Italia vinse gli Europei manco fosse stato merito suo anziché della banda Mancini e delle strattonate di Chiellini.
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