La Russa difende la maggioranza, Schlein soffia sulla crisi
Scontro frontale dalle colonne del Corriere e di Repubblica: il presidente del Senato minimizza la bocciatura dell’emendamento, la segretaria del Pd parla di governo “finito”
Nel giro di poche ore, attraverso le colonne di due quotidiani diversi, la maggioranza e l’opposizione hanno offerto due letture opposte e inconciliabili della bocciatura dell’emendamento sulle preferenze. Da un lato Ignazio La Russa, intervistato dal Corriere della Sera, impegnato a ricomporre il quadro e a negare qualsiasi incrinatura nella tenuta del governo. Dall’altro Elly Schlein, dalle pagine di la Repubblica, che interpreta quel voto come il certificato di morte della maggioranza guidata da Giorgia Meloni.
La Russa: “Nessuna sfiducia, la legge non è in pericolo”
Il presidente del Senato sceglie il registro istituzionale e prova a riportare la vicenda nel perimetro della fisiologia parlamentare. La bocciatura dell’emendamento, spiega, non è un atto di sfiducia ma un passaggio tecnico, “un voto che può avere conseguenze politiche, ma non intacca la legge nella sua essenza”. La Russa insiste: il testo base non è stato respinto, la maggioranza resta solida, la premier conserva piena fiducia. E se il governo ha sbagliato a dare parere favorevole, è un errore tattico, non strategico. Nessuna apertura a nuove alleanze, nessun allarme sulla tenuta del centrodestra: “Vannacci non fa parte della coalizione”, taglia corto. La linea è minimizzare, rassicurare, contenere.
Schlein: “La maggioranza non esiste più, Meloni ha perso”
La segretaria del Pd, invece, affida a la Repubblica una lettura diametralmente opposta. Per Schlein, quel voto non è un incidente ma la prova definitiva che il governo Meloni è arrivato al capolinea. La leader dem parla di una premier “sconfitta”, che avrebbe tentato di imporre una riforma elettorale “cucita su misura” per timore di una coalizione di opposizione competitiva. E accusa la maggioranza di aver sostenuto un emendamento “una farsa”, con capilista bloccati e senza alternanza di genere. La conclusione è netta: “Dopo essere stata battuta in aula, dovrebbe prendere atto che non ha più una maggioranza e andare a casa”. La crisi, per Schlein, è già realtà.
Il campo largo accelera
Mentre il governo respinge l’idea di una crisi e l’opposizione la rivendica, il campo largo prova a capitalizzare il momento. Schlein conferma il dialogo quotidiano con Conte e annuncia un’accelerazione sul programma e sulla leadership. L’obiettivo è costruire un’alternativa che non sia solo politica ma sociale, coinvolgendo associazioni, sindacati, mondi produttivi. Una coalizione che si prepara a correre “con qualsiasi legge elettorale”, ribadisce la segretaria dem.
Due narrazioni inconciliabili
La Russa e Schlein non si rispondono direttamente, ma le loro parole, affidate a due giornali diversi, si incrociano e si scontrano come se fossero nello stesso studio televisivo. Per la maggioranza, il voto è un incidente di percorso. Per l’opposizione, è la prova della fine del governo. In mezzo, un Parlamento che diventa il campo di battaglia di una guerra di narrazioni, più che di numeri.
Torna alle notizie in home