Gas Usa “padrone” di Adriatic Lng: i venti di guerra “pagano”
Per gli effetti della crisi globale, maggioritaria la quota del gas Usa nell'approvvigionamento del terminal di Porto Viro
Il gas Usa si prende l’Italia: le guerre di Trump spingono il gnl statunitense e “pagano” i produttori americani.
Adriatic Lng: quota gas Usa maggioritaria
Mentre le tensioni e i conflitti internazionali ridisegnano la mappa energetica globale, i produttori di gas naturale liquefatto degli Stati Uniti incassano i dividendi geopolitici della crisi.
Il caso italiano è emblematico. Nei primi sei mesi del 2026, il terminale di rigassificazione Adriatic Lng — al largo di Porto Viro e terza fonte di approvvigionamento di gas dell’intero Paese — ha visto un ribaltamento storico nei suoi flussi di importazione.
Il gas a stelle e strisce è ormai diventato ampiamente maggioritario rispetto allo storico fornitore mediorientale, il Qatar.
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I numeri del sorpasso americano
Nel primo semestre dell’anno, Adriatic Lng ha immesso nella rete nazionale italiana 4,4 miliardi di metri cubi di gas, coprendo da solo il 14% dell’intera domanda nazionale e oltre il 40% di tutto il Gnl importato in Italia.
A fare la parte del leone in questa quota proprio i carichi statunitensi: 28 navi metaniere giunte dai porti degli Stati Uniti, 13 arrivate dal Qatar.
Un rapporto di oltre due a uno che certifica come le rotte dell’energia si siano bruscamente spostate dall’Asia all’America Atlantica.
Perché i venti di guerra di Trump “pagano”
La sostituzione del gas qatariota con quello statunitense non è una scelta di convenienza puramente commerciale, ma la diretta conseguenza dell’instabilità geopolitica globale.
La grave crisi in Medio Oriente ha reso la navigazione nel Golfo Persico e nel Mar Rosso estremamente rischiosa e costosa. Di fronte al pericolo di blocchi e ritorsioni sulle rotte marittime asiatiche, gli acquirenti europei hanno dovuto cercare alternative immediate e sicure.
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In questo scenario, vince la dottrina dell’amministrazione Trump, basata sul “dominio energetico” americano, sulla deregolamentazione delle trivellazioni e sull’uso dell’export di idrocarburi come leva diplomatica e commerciale.
L’escalation delle tensioni internazionali si traduce in un enorme vantaggio competitivo per il gas statunitense.
Sotto la spinta di una geopolitica muscolare, l’Europa e l’Italia si legano a doppio filo alle forniture d’oltreoceano. E accettano di pagare il prezzo dell’allineamento strategico con Washington per garantirsi la sicurezza della fornitura domestica.
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