Ponte Morandi: Aspi si scusa, le vittime si arrabbiano
Oggi la sentenza sul crollo del ponte Morandi a Genova. Salvini: "Giustizia"
Oggi arriva la sentenza sul crollo del Ponte Morandi. E ieri, dopo otto anni dalla tragedia e ben 284 udienze del processo davanti ai giudici del Tribunale di Genova, sono arrivate le scuse pubbliche di Autostrade per l’Italia. Epperò ai parenti delle vittime la lettera dell’amministratore delegato Arrigo Giana non è andata per niente giù. Troppo tardi, hanno pensato loro ripensando a quando, il 14 agosto del 2018, l’Italia si fermò di fronte a una tragedia che costò la vita a 43 persone e a un Paese gli ultimi scampoli di “innocenza”. I tempi sono tutto. E quelli scelti da Giana e da Autostrade per l’Italia non sono piaciuti per niente alle parti civili.
Le vittime del Ponte Morandi: “Manco Totò…”
Egle Possetti, presidente del comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, ha dato voce al disappunto delle famiglie: “Siamo sbigottiti, credo che neanche Totò, in qualche sceneggiatura, avrebbe potuto immaginare un momento meno opportuno”. La rabbia dei parenti delle vittime: “Avevamo già sentito scuse tardive da parte dell’Ad Tomasi pressato dalla giornalista durante un’intervista presso l’emittente genovese Primocanale, oggi le sentiamo dal nuovo ad pressato dalla sentenza imminente; evidentemente gli amministratori delegati di questa società parlano di scuse solo sotto la pressione degli eventi”.
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Oggi la sentenza, le richieste dei pm
E sotto quella delle richieste della Procura. I magistrati hanno chiesto pene per complessivi 400 anni di carcere per 56 imputati, tra cui l’ex ad Giovanni Castellucci, per cui i pm hanno chiesto diciotto anni e mezzo di reclusione. Il caso, naturalmente, è tracimato anche nel dibattito politico. Nel consiglio regionale della Liguria sono volate accuse, da parte del Partito democratico. Che ha deplorato la scelta di presentare le scuse a distanza di otto anni da quella tragedia che sfregiò Genova e sconvolse l’Italia.
Salvini: “Ora giustizia”
A Roma, invece, il ministro alle Infrastrutture Matteo Salvini aspetta. “Se fai autostrade, dò per scontate le manutenzioni, cosa che in passato così scontata evidentemente non era. E non entro nel merito delle vicende delle prossime ore che riguardano responsabilità del passato che conto vengano punite. Non solo Genova ma l’Italia merita e aspetta giustizia”. E quindi ha rimarcato il ruolo pubblico, lanciando ancora una volta – in tralice – una stilettata ai privati che gestivano la società, a cominciare dalla famiglia Benetton: “Leggevo che Giorgetti all’assemblea dell’Abi diceva che lo Stato non è più azionista di istituti bancari. Lo Stato invece è azionista di alcune concessionarie. Io penso che soprattutto in questo settore, l’interesse del pubblico e l’interesse del privato possano e debbano coincidere”.
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