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Primo Piano

Nazionale ancora senza ct: l’Italia deve aspettare

Incombe l'evocazione di profili monumentali come Carlo Ancelotti o Pep Guardiola, l'asticella è stata alzata fin troppo

di Angelo Vitale -

Giovanni Malagò, Paolo Maldini e Leonardo


Nazionale, il nuovo corso parte dalle fondamenta: progetto solido, ma sul ct l’Italia deve ancora attendere.

Nazionale, ancora desideri fino a inizio agosto

La prima uscita pubblica congiunta di Giovanni Malagò, Paolo Maldini e Leonardo presso la sede della Lega Serie A ha tracciato una linea di discontinuità rispetto al passato.

L’impostazione metodologica

I propositi sono ribaditi: rifondare l’architettura del Club Italia e la struttura del Settore Tecnico prima ancora di affidare la panchina a una figura di riferimento.

Una scelta di campo per una visione strategica a lungo termine, finalizzata a evitare gli errori di programmazione commessi negli ultimi cicli federali.

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Italia senza ct

Tuttavia, accanto allo spessore dei protagonisti e all’approccio strutturale, un dato di fatto con cui il movimento calcistico italiano deve fare i conti. La scelta del nuovo Commissario Tecnico resta sospesa in una bolla di prudente attesa.

Tra visione strategica e l’urgenza del campo

A Paolo Maldini la direzione tecnica, supportata dalle competenze organizzative di Leonardo.

La rinuncia insistita a logiche d’ingaggio affrettate, cercando un profilo di caratura internazionale capace di condividere un piano pluriennale.

Il rinvio: trattative ancora in corso

Il rinvio dell’annuncio ufficiale a fine mese o inizio agosto mette in luce le difficoltà fisiologiche di una trattativa complessa. Tra le pieghe dei passaggi burocratici, della definizione degli staff e delle garanzie contrattuali — inevitabili quando si affrontano profili di primissimo piano —, il tempo stringe in vista dei primi appuntamenti agonistici di settembre.

Il nodo del profilo e la gestione dell’attesa

Incombe l’evocazione di profili monumentali come Carlo Ancelotti o Pep Guardiola, l’asticella è stata alzata fin troppo.

Trattative di questo spessore, legate a vincoli contrattuali complessi e alla composizione dei rispettivi staff, spiegherebbero fisiologicamente il prolungarsi dell’attesa.

Tuttavia, la mancanza di una data certa rischia di alimentare un’incertezza prolungata.

Un “cantiere aperto”, alla ricerca di una sintesi definitiva. Ma per passare dai grandi nomi alla pianificazione sul campo, il tempo delle attese è ormai agli sgoccioli.


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