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Salute

Salute del fegato: Trieste e Indonesia unite nella ricerca per una medicina di precisione

Dati, imaging e formazione al centro della nuova collaborazione scientifica internazionale

di Angelina De Santis -


Trieste e Indonesia uniscono la ricerca per una medicina di precisione dedicata alla salute del fegato
Trieste rafforza il proprio ruolo nella ricerca internazionale attraverso una collaborazione dedicata alla medicina di precisione applicata alle malattie del fegato. Il progetto riunisce il Centro internazionale di fisica teorica Abdus Salam, la Fondazione italiana fegato e Brin, l’Agenzia nazionale indonesiana per la ricerca e l’innovazione, nell’ambito del programma Brin Joint Research Visit previsto dal memorandum d’intesa tra l’ente indonesiano e Ictp.

Il tema ha un peso sanitario considerevole. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, le epatiti virali rappresentano ancora una questione rilevante per l’Indonesia, dove l’epatite B provoca circa 60 mila decessi l’anno e l’epatite C oltre 6 mila. Anche il tumore del fegato figura tra le neoplasie con maggiore mortalità nel Paese. La collaborazione punta quindi a mettere le competenze sviluppate nell’ecosistema scientifico triestino al servizio di strumenti capaci di rendere più precisa la conoscenza delle patologie epatiche.

«Il programma promuove la medicina di precisione attraverso due principali aree di ricerca», spiega Claudio Tiribelli, presidente della Fondazione italiana fegato, indicando «la modellizzazione computazionale basata sui dati, da aprile a giugno 2026, e lo sviluppo della radiomica per l’imaging quantitativo, da settembre a novembre 2026». I due percorsi vengono collegati alla validazione sperimentale e clinica, facendo dialogare scienze computazionali, fisica medica e ricerca molecolare.

La radiomica consente di ricavare dalle immagini mediche informazioni quantitative che possono essere elaborate attraverso strumenti computazionali. Applicata alla ricerca epatica, offre la possibilità di studiare caratteristiche delle patologie difficilmente traducibili attraverso la sola osservazione visiva delle immagini. È proprio l’integrazione fra dati, imaging e biologia a rappresentare uno degli aspetti centrali della collaborazione.

Sei ricercatori a Trieste: la scommessa sulla diplomazia scientifica

Il progetto ospita a Trieste sei ricercatori di Brin. Korri El-Khobar, Yustinus Maladan, Rosantia Sarassari e Sri Jayanti provengono dall’Eijkman Research Center for Molecular Biology, mentre Maulida Mazaya e Inna Syafarina appartengono al Computing Research Center. Al programma contribuiscono Jacopo Grilli dell’Ictp per le scienze quantitative della vita, Marco Esposito dell’Ictp per la fisica medica e Caecilia Sukowati, legata a Brin e Fondazione italiana fegato, per la ricerca molecolare e traslazionale.

La formazione costituisce una parte importante dell’accordo, perché i ricercatori indonesiani possono approfondire a Trieste competenze nelle scienze computazionali della vita, nella medicina dei sistemi e nella fisica medica. «Questa iniziativa rappresenta un modello di diplomazia scientifica e di partenariato internazionale equo», sottolinea Tiribelli, che lega il progetto alla crescita delle capacità scientifiche dell’Indonesia e al ruolo di Trieste come punto di incontro fra discipline diverse.

La cooperazione si inserisce nella strategia internazionale dell’Ictp, istituzione fondata a Trieste nel 1964 e da decenni impegnata nel favorire la crescita scientifica dei Paesi in via di sviluppo. Il direttore Atish Dabholkar richiama il rapporto consolidato con Brin nell’ambito dell’International Science Alliance, uno dei pilastri del Piano strategico adottato dall’Ictp nel 2025.
«Questa collaborazione è un ottimo esempio delle particolari sinergie che l’ecosistema scientifico triestino è in grado di generare e di come queste possano essere messe al servizio della scienza globale», afferma Dabholkar.

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