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Caro libri: quanto pesa il ritorno in classe

Anche quest'anno sarà una stangata per le famiglie: tutti i numeri

di Giovanni Vasso -


Caro libri. Settembre, andiamo. È tempo di tornare a scuola. E, per le famiglie italiane, è tempo di fare i conti con la prima mazzata del (nuovo) anno scolastico. Il grande protagonista, anche quest’anno, è il caro libri. Ma state pur tranquilli che rincara tutto: dagli zaini fino ai quaderni, alle penne e ai dispositivi digitali che servono per seguire le lezioni in classe.

Caro libri: un conto salato

Una nuova stangata attende le famiglie e l’osservatorio nazionale di Federconsumatori ha messo in fila tutti i numeri della mazzata scolastica. Quest’anno, dicono gli analisti dell’associazione dei consumatori, per ogni ragazzo si spenderanno mediamente 673,60 euro per il corredo scolastico, con un rincaro del 2,3% rispetto al 2025, e 545,66 euro per i libri, in aumento dell’1,6% sull’anno. Se la matematica non è un’opinione, pronti via, a settembre se ne andrà uno stipendio intero, suppergiù. Poco più di 1.200 euro. Ma ogni studente è a sé, non tutti frequentano la stessa classe e a ciascun ordine e grado di studi la sua mazzata. Uno studente di prima nelle scuole superiori di I grado spenderà, secondo Federconsumatori, mediamente per i libri di testo e due dizionari qualcosa come 561,61 euro (con un aumento del +1,2% rispetto allo scorso anno). Un investimento a cui se ne deve affiancare un altro pure più costoso: da 673,60 euro per il corredo scolastico ed i ricambi durante l’intero anno, per un totale di 1.235,21 euro.

Una stangata per tutti

Per un alunno che frequenta le superiori di secondo grado, invece, la spesa in termini di libri sale ancora: i testi scolastici e quattro dizionari vengono a fare non meno di 800 euro (per la precisione 805,15 euro). Considerando le spese per zaini, quaderni e penne e ricambi, si sfiorano i 1.500 euro di esborso.
Manco a dirlo, le famiglie italiane non hanno la minima intenzione di lasciarsi spennare. E, in fondo, hanno perfettamente ragione. La polemica che torna, anche quest’anno, è sempre la solita: si pretende dagli studenti l’acquisto delle nuove edizioni di testi scolastici che presentano differenze minime, e ritenute trascurabili, dai consumatori. La differenza, però, nell’acquistare un libro nuovo e uno usato è notevole e sostanziale. Nel frattempo, gli alunni e i loro genitori affollano i mercatini dell’usato. Compulsano le pagine social o dei siti specializzati nella vendita dell’usato pur di trovare testi a buon mercato e, possibilmente, in ottime (o almeno buone) condizioni. Tali da consentire a chi li compra di studiare e, nel frattempo, risparmiare un bel po’ di soldini.

La politica si divide

Il tema è così sentito che, naturalmente, anche quest’anno ha finito per animare il dibattito politico. La questione, però, in un certo senso diventa paradigmatica di quello che sta succedendo da tempo. Fondare il sistema di aiuti e sostegni sull’Isee, e sui suoi paletti talvolta folli e lontani dalla realtà, sta creando una faglia nel Paese. Da un lato c’è chi si vede tutto spesato. Dai libri fino allo sport per i figli. Dall’altro c’è chi, superando di pochi euro o perché i conti sono più onesti rispetto ad altri (ma questo è un problema naturalmente di forzature), finiscono per dover pagare tutto. Col rischio di ritrovarsi poi, in un’epoca che chiede sempre più competenze e sempre meno forza lavoro non specializzata, di ritrovarsi una generazione intera impossibilitata a studiare. Insomma, è una questione fondamentale. E va risolta per dare a tutti, effettivamente, una base di partenza uguale che, poi, è il nucleo fondante stesso del concetto di meritocrazia.


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