L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Cultura & Spettacolo

IDENTITÀ A TEATRO – Come il dilettantismo ha aiutato il Teatro nell’Italia rinascimentale

Dalla Sofonisba del Trissino e la Mandragola di Machiavelli alla “moda” degli attori

di Michele Enrico Montesano -


Lo storico della letteratura Alessandro D’Ancona riporta la nascita di numerose compagnie teatrali dilettantistiche tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. Le compagnie, contrapposte a quelle professionistiche, erano composte da giovani dotti, studiosi e scolari che conoscevano bene i testi classici. Venivano letti testi direttamente in latino o in greco e a volte recitati. Altre volte erano usati come modello da cui partire per scriverne di nuovi, riprendendone però trama e giochi drammaturgici.

Fra le rappresentazioni accademiche di rilievo non si possono non citare la Sofonisba del Trissino e la Mandragola di Machiavelli. Recitare, col tempo, divenne una moda e gli attori si moltiplicarono, tutti volevano misurarsi in quest’arte, anche personaggi di spicco e influenti uomini politici. Alcuni di questi attori dilettanti recitarono talmente bene da confondersi con gli attori professionisti.

La differenza, almeno per il pubblico, era pressoché nulla. Tanto che perfino tra di loro si andarono a creare le stesse dinamiche del professionismo. Capitava che un attore bravo in un ruolo venisse chiamato per interpretarne di simili, così da sviluppare un repertorio, alla pari dei mestieranti. Le rappresentazioni dilettantesche avevano un’organizzazione non da meno di quelle professionali, sempre grazie a D’Ancona ne Le Origini, possiamo ricostruire quanto fossero importanti e quanta meticolosità riponeva il sovrintendente negli spettacoli e nell’allestire la compagnia.

I dilettanti aulici e la nascita della Commedia dell’Arte

Girolamo Stanga Torelli, patrizio di Cremona, scrive in data 29 ottobre 1490 al marchese Francesco II Gonzaga di Mantova “Ho mandato per messer Filippo Lapaccino et Zafrano a li quali ho facto intendere el tutto, et datoli li versi a ciò possano farli imparare da persone che intendano, et consueti a tal exercitio… Mandarò per cavallaro a posta a Firenze per aver quello Athlante, e farò scrivere una lettera a Piero de’ Medici”.

Da questo stralcio di lettera si può facilmente intendere come nelle più alte corti d’Italia il Teatro rivestiva un’importanza vitale, inoltre, garantiva anche un modo per intrattenere relazioni diplomatiche. Un modo di fare Teatro che ricorda quegli artigiani che di nome fanno Peter Quince e Bottom nel Sogno di una Notte di Mezza Estate di Shakespeare. Più rigidi di dignità accademica erano i dilettanti aulici, che faticavano a distaccarsi dalla loro origine erudita e perseveravano nella loro missione quasi archeologica.

Annoveriamo tra questi gli Intronati di Siena, contrapposti ai Rozzi, i quali per natura erano più inclini a nuove forme, nuovi giochi e libere sperimentazioni. Qualità che valsero loro un gran successo alla corte dei papi, dei Medici e che hanno contribuito al processo formativo del nuovo Teatro italiano e della Commedia dell’Arte che andava a comporsi in quegli anni.

LEGGI TUTTE LE NEWS DI CULTURA & SPETTACOLO


Torna alle notizie in home