Migranti: ecco cosa cambia in Europa dopo la videocall
C'è l'apertura politica ad una svolta. Sul tavolo, da sciogliere una serie di nodi critici
Hub di rimpatrio ed esternalizzazione dell’asilo: cosa cambia in Europa dopo il vertice sui migranti.
Migranti: cosa cambia
La linea dell’Unione Europea in materia di gestione dei flussi migratori e gestione delle frontiere segna un nuovo punto di svolta.
A fare il punto sulle strategie comunitarie, il commissario europeo alle Migrazioni, Magnus Brunner.
Durante una conferenza stampa a Bruxelles ha affrontato due dei temi più dibattuti dalle cancellerie europee. Sul tavolo, la creazione degli hub per i rimpatri dei migranti in Paesi terzi sicuri e l’ipotesi di esternalizzare le procedure di richiesta d’asilo fuori dai confini dell’Unione.
Hub per i rimpatri fuori dall’Ue: il nodo giuridico e politico
Secondo le ultime dichiarazioni del commissario Brunner, la creazione di centri di rimpatrio al di fuori dei confini comunitari rappresenta un’opzione «legittima» per tutti gli Stati membri che intenderanno perseguirla.
L’attenzione degli osservatori si è inevitabilmente concentrata sul protocollo Italia-Albania, la prima intesa bilaterale dell’Ue a testare operativamente l’esternalizzazione dei centri di trattenimento.
Brunner ha tenuto a precisare le differenze strutturali tra le diverse iniziative in corso.
Il modello Italia-Albania
Quello avviato dal nostro Paese, un accordo bilaterale specifico a gestione interamente italiana.
I progetti pilota europei, invece, altro. Un blocco di 5-6 Stati membri sta lavorando in parallelo per avviare negoziati diretti con Paesi terzi al fine di allestire strutture analoghe.
Oltre i rimpatri: esternalizzare le procedure di asilo
L’elemento di novità fondamentale emerso a Bruxelles riguarda l’estensione del perimetro d’azione comunitario. Il commissario alle Migrazioni ha sottolineato la necessità di guardare oltre la semplice fase di espulsione, puntando la lente d’ingrandimento sul concetto di «Paese terzo sicuro».
«Concentriamoci sugli hub di rimpatrio – ha detto -, è legittimo ed è compito degli Stati membri che lo desiderano. Ma concentriamoci anche sul concetto di Paese terzo sicuro. Il che significa che la procedura di asilo può effettivamente essere svolta al di fuori dell’Unione europea, laddove il quadro giuridico lo consente».
L’obiettivo dell’Ue
Il proposito, sollecitato da un gruppo crescente di Paesi rigoristi, è valutare l’ammissibilità della protezione internazionale direttamente prima dell’ingresso sul suolo europeo, riducendo la pressione sulle strutture d’accoglienza nazionali.
Le sfide attuative del nuovo Patto su migrazione e asilo
Nonostante l’apertura politica, il percorso verso l’adozione sistematica di questo modello presenta diversi nodi critici da sciogliere nei prossimi mesi.
Il quadro legale deve sciogliere ogni incertezza sulla necessità di armonizzare le normative nazionali con le sentenze delle Corti europee sulla definizione di “Paese sicuro”.
Gli accordi con i Paesi partner dovranno puntare all’individuazione di Paesi terzi disposti a ospitare i centri e a garantire gli standard dei diritti umani previsti dal diritto internazionale.
La sostenibilità economica e logistica dovrà incentrarsi sui costi di gestione e i trasferimenti verso le strutture extra-Ue.
Il dibattito a Bruxelles resta aperto, con l’Esecutivo Ue chiamato a bilanciare le spinte verso una maggiore rigidità sui confini esteri con il rispetto formale della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione.
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