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Economia

C’è vita oltre le crisi: per Confcommercio salgono i consumi

L'occupazione al top trascina la spesa oltre i livelli pre-Covid, i dati della Confederazione

di Giovanni Vasso -


C’è vita oltre le crisi Confcommercio non fa drammi e, anzi, rivede (al rialzo) di dati sul Pil e la spesa e consumi delle famiglie. I numeri della Confederazione partono da un presupposto: l’aumento (record) dell’occupazione che finisce per favorire la crescita del reddito disponibile delle famiglie. Con più soldi in tasca, nonostante i rincari e gli aumenti, gli italiani si ritrovano nella possibilità di poter spendere qualcosina in più. Di togliersi uno sfizio, ogni tanto e con non troppa frequenza. Qualcosa che ricorda fin troppo da vicino l’effetto lipstick. In pratica, nei periodi di crisi, si è osservato un aumento delle vendite di rossetti. Una (piccola) carezza quando non ci si può più permettere spese più rilevanti.

Confcommercio: i numeri su Pil e consumi

Sarà come sarà, il fatto è che, per l’Ufficio Studi di Confcommercio, l’aumento degli affari porterà nel 2026 il Prodotto interno lordo nazionale a salire dello 0,9% (sfiorando, così, la crescita di un intero punto percentuale) mentre i consumi, a fronte di un’inflazione media in netta ascesa (la cui crescita è stimata a fine anno al 2,7%), saliranno dell’1,2 per cento. L’effetto lipstick o l’aumento degli affari. Gli effetti, però, ci sono lo stesso. Perché stando all’analisi della Confederazione, che ha analizzato la spesa media degli italiani dal ’95 a oggi, ci sono quattro comparti che, più di tutti gli altri, corrono e fatturano. In prima battuta c’è quello tecnologico.

Tech e servizi culturali: il boom

Rispetto a trent’anni fa, la crescita è stata pari, in termini percentuali, al tasso fantascientifico del +3.200%. Un dato impressionante ma che si spiega da sé: nel 1995 non c’erano gli smartphone, nemmeno le piattaforme. Era, appunto, un altro mondo. Ed era analogico. All’epoca, si spendeva in media l’equivalente di otto euro per un comparto che, tutto sommato, era in quegli anni qualcosa di nicchia. Oggi se ne spendono 252. Dove vai, se l’ultimo Iphone non ce l’hai? A reggere il passo i servizi culturali e ricreativi: +137%. E poi, molto più in basso, ci sono ristorazione (+25,3%) e viaggi (+17,2%). Ci sono, poi, due comparti storicamente importanti per l’economia del Paese, che spiegano cosa sta accadendo all’Italia.

Effetto lipstick o teoria Shein?

I volumi di acquisti di energia domestica stanno drasticamente crollando (addirittura -37,4%) mentre se il comparto abbigliamento e calzature regge è “grazie” (tra molte virgolette, va da sé) alla fast fashion. Una sorta, se vogliamo, di riedizione contemporanea dell’effetto lipstick. Magari, chissà: qualche economista la aggiornerà come teoria Shein. Ma il nodo è sempre lo stesso: non ci si può più permettere di spendere grosse cifre, lo sfizio di comprare (a buon mercato) rimane. E va risolto. Con tutte le conseguenze del caso che, tra lo strapotere delle piattaforme e-commerce e gli effetti ambientali della produzione globale, stiamo imparando a conoscere.

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Superati i livelli pre-Covid

C’è, però, un altro dato che risulta molto interessante. E riguarda il livello della spesa media delle famiglie. Per Confcommercio, l’Italia i consumi hanno (finalmente) superato i livelli pre-Covid. Nel 2026 la spesa reale, quindi non quella nominale, pro capite per consumi ha raggiunto i 23.261 euro. L’aumento messo a referto è consistente: 314 euro in più in dodici mesi. Ben oltre i livelli che si registravano prima della pandemia e, addirittura, superiori al 2007. L’ultimo anno dell’innocenza dell’euro: poi arrivò la (tremenda) crisi dei mutui subprime e il sogno della moneta unica traballò sotto i colpi di Lehmann Brothers prima e delle scelte, non sempre geniali, della Bce dell’epoca poi. Che finirono per impoverire (tanti) e arricchire (pochi) in nome della Dea Stabilità. Ma questa è un’altra storia.

Il boom dell’occupazione trascina la crescita

Anche perché, riferiscono da Confcommercio, la spesa reale pro-capite beneficia dei dati sull’occupazione che restano positivi. “Nel nostro Paese – scrivono dall’Ufficio Studi -, la presenza di un contesto produttivo che continua a mostrare segnali di miglioramento ha favorito il permanere di dinamiche positive del mercato del lavoro con gli occupati che hanno raggiunto il massimo storico (24,3 milioni), mentre la disoccupazione è scesa ai minimi, favorendo la crescita del reddito disponibile delle famiglie”. Da ciò dipende la crescita, che si tratti di “effetto lipstick” oppure no: “Nonostante le forti incertezze generate dal conflitto in Medio Oriente e il timore di un marcato rallentamento dell’economia, il quadro congiunturale italiano si è dimostrato più favorevole delle attese”. Ma tant’è. E l’occupazione ritrovata “sostiene la ripresa dei consumi, che prosegue, seppur gradualmente, insieme al buon andamento del turismo, trainato soprattutto dalla domanda estera. Uno scenario, quindi, sostanzialmente positivo anche se permangono elementi di incertezza legati all’evoluzione del quadro geopolitico e ai possibili riflessi sui prezzi dell’energia e sull’inflazione nella parte finale dell’anno”.


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