Domiciliari Lavitola, no della Procura. La novità: voleva solo “4/5 colpi di pistola sul muro”
Il dettaglio sull'interrogatorio a Rebibbia: il faccendiere puntava ad un attentato "dimostrativo"
Valter Lavitola
Caso Ranucci: la Procura dice no ai domiciliari per Lavitola. Intanto, emergono nuovi particolari sul suo interogatorio. voleva un attentato “dimostrativo”.
Domiciliari Lavitola, il no della Procura
Resterà dietro le sbarre Valter Lavitola? A quanto si apprende, la Procura darà parere negativo alla richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla difesa dell’ex editore e imprenditore, finito in carcere lunedì scorso con la pesante accusa di aggravante del metodo mafioso.
La svolta nell’inchiesta è arrivata poi mercoledì quando, durante un lunghissimo interrogatorio, Lavitola ha confessato di essere stato il mandante dell’attentato intimidatorio compiuto lo scorso ottobre davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore della trasmissione Report.
La versione di Lavitola: “Volevo solo far avanzare la sua protezione”
La ricostruzione fornita dall’indagato: Lavitola ha sostenuto di aver commissionato l’atto intimidatorio per far innalzare il suo livello di tutela e di scorta.
Una tesi che non sembra aver convinto pienamente i magistrati.
La richiesta della difesa e il nodo del pericolo di fuga
L’istanza per l’attenuazione della misura cautelare era stata depositata ieri dall’avvocato Sergio Cola a margine dell’interrogatorio di garanzia.
Secondo il legale, alla luce dell’ammissione dei fatti e degli elementi emersi nel corso del colloquio con gli inquirenti, non sussisterebbero più le esigenze cautelari primarie.
Nessun pericolo di fuga, assenza di rischio di inquinamento probatorio, piena manifestata volontà di collaborazione con le autorità.
La palla passa al Gip
Nonostante l’apertura alla collaborazione da parte dell’indagato, il parere contrario della Procura.
La decisione finale sulla permanenza in carcere o sul rientro a casa dell’ex editore spetterà ora al Giudice per le Indagini Preliminari chiamato a pronunciarsi nei prossimi giorni.
Le novità sull’interrogatorio: Lavitola voleva un attentato dimostrativo”
Valter Lavitola aveva commissionato agli autori materiali una azione con “diverse modalità” per l’attentato a Sigfrido Ranucci.
Non un ordigno, quindi, ma “quattro o cinque colpi di pistola verso il muro” della villetta del conduttore di Report a Pomezia, centro vicino Roma.
E’ quanto avrebbe detto ieri al gip. Dopo il blitz dinamitardo dell’ottobre scorso – in base a quanto si apprende – l’indagato non avrebbe comunque avuto nulla da ridire ritenendo lo scoppio di un ordigno rudimentale comunque di “valore dimostrativo”.
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