Il cielo che nessuno vuole guardare
Non si può parlare di complottismo quando in ballo c'è la salute delle persone. Serve informazione e consapevolezza.
C’è una parola che per anni ha fatto sorridere: “complottista”. Chi parlava di sostanze disperse nell’atmosfera per finalità diverse dal semplice traffico aereo veniva liquidato con un’alzata di spalle, archiviato tra chi crede alla Terra piatta e chi vede microchip nei vaccini. Poi, negli ultimi due anni, qualcosa è cambiato: non nei cieli, ma nelle aule legislative.
Sostanze chimiche: la prima
Il Tennessee, nell’aprile del 2024, ha approvato la prima legge statunitense che vieta esplicitamente “il rilascio e la dispersione intenzionale di sostanze chimiche nell’aria” con lo scopo di influenzare temperatura, meteo o intensità della luce solare.
Il reato di terzo grado
Un anno dopo è arrivata la Florida, con la SB56: reato di terzo grado, fino a cinque anni di carcere, multe fino a centomila dollari, obbligo per gli aeroporti di segnalare velivoli attrezzati per rilasciare sostanze in atmosfera, e persino una hotline governativa per le segnalazioni dei cittadini. Altri venticinque Stati americani, da Kentucky a Texas, hanno depositato proposte simili. Non stiamo parlando di frange isolate: stiamo parlando di assemblee legislative regolarmente elette.
Va detto con onestà, perché la credibilità di un’inchiesta si costruisce sui fatti e non sulle suggestioni: queste leggi non riguardano le comuni scie di condensazione lasciate dagli aerei di linea, un fenomeno fisico spiegato da decenni di meteorologia.
Riguardano la geoingegneria solare — la dispersione deliberata di aerosol per riflettere la luce del sole e raffreddare il pianeta — e la modificazione artificiale del meteo, come l’inseminazione delle nuvole. Non è fantascienza: nel 2024 la Casa Bianca, su mandato del Congresso, ha pubblicato un rapporto su come strutturare un programma di ricerca sulla geoingegneria solare. Il Regno Unito ha annunciato sperimentazioni all’aperto. L’Università di Washington sta testando aerosol di sale marino per schiarire le nuvole.
Un’azienda privata, controllata dall’Agenzia per la protezione ambientale statunitense, rilascia anidride solforosa da mongolfiere spacciandola per “protezione solare per la Terra” — sostanza che, ricorda chi se ne intende, è irritante per occhi, mucose e vie respiratorie.
Ecco il punto che dovrebbe interessarci, spogliato da ogni suggestione da romanzo: la geoingegneria esiste, è finanziata con fondi pubblici, viene sperimentata da agenzie governative e università, eppure il dibattito pubblico su di essa è quasi inesistente.
I quesiti
Chi decide dove e quando sperimentare? Con quali controlli sanitari indipendenti? Con quale consenso informato dei cittadini che respirano l’aria sopra le loro teste? Sono domande legittime, sollevate non da un sito complottista ma dal sponsor repubblicano della legge della Florida, che ha dichiarato di aver agito perché i suoi elettori chiedevano da tempo risposte su “entità sconosciute che alterano l’atmosfera senza il loro consenso”.
In Italia il silenzio
In Italia, di tutto questo, silenzio quasi assoluto. Nessun partito ha depositato una proposta di legge per regolamentare o vietare simili pratiche sul nostro territorio, nessuna commissione parlamentare ha mai aperto un’audizione sul tema, nessun ministro dell’Ambiente ha mai risposto a un’interrogazione con qualcosa di più di una nota tecnica. Eppure lo spazio aereo europeo non è meno attraversato di quello americano, e l’Unione Europea finanzia essa stessa programmi di ricerca sulla modificazione climatica.
Bisogna pretendere trasparenza
Non serve credere a tutto ciò che circola online, né trasformare ogni scia bianca in un allarme. Serve, semmai, l’esatto contrario: pretendere trasparenza dove la trasparenza è dovuta, e non lasciare che un tema serio — la sperimentazione climatica con fondi pubblici — resti ostaggio di chi lo banalizza dileggiandolo e di chi lo gonfia senza prove.
Nel mezzo, c’è una domanda semplice che la politica italiana continua, colpevolmente, a non porsi: chi controlla il nostro cielo, e chi risponde di quello che vi si disperde?
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