La Lega in apnea: Stefani difende Salvini mentre i sondaggi e Vannacci mordono ai fianchi
Il vicesegretario prova a blindare la guida del partito, ma dietro le parole rassicuranti affiora la tensione
Nel giorno in cui Attilio Fontana ha messo in discussione la leadership di Matteo Salvini dalle colonne del Corriere della Sera, Alberto Stefani, presidente del Veneto e vicesegretario federale della Lega, ha scelto la via del contrattacco. “Mi domando: chi oggi polemizza perché a suo tempo non ha scelto di candidarsi e di raccogliere il voto dei militanti?”, ha affermato nell’intervista allo stesso quotidiano. Una frase che suona come un avvertimento. Chi critica, forse, non ha avuto il coraggio di misurarsi con la base.
L’autonomia come bandiera, ma il malessere interno resta
Stefani ha rivendicato i risultati del segretario, a partire dall’autonomia: “Per la prima volta dopo trent’anni possiamo portare a casa le prime materie”. È il tentativo di riportare la discussione sul terreno delle conquiste politiche, lontano dai “malesseri di partito” che, secondo lui, “si curano nei congressi”. La linea è chiara: non alimentare la faida interna, non dare ossigeno alle correnti, non trasformare la Lega in un campo di battaglia permanente.
I numeri dei sondaggi pesano: Lega in calo, Vannacci in ascesa
Ma il contesto è tutt’altro che sereno. Stefani lo sa, e infatti ha cercato di spostare l’attenzione sui problemi dei cittadini – “liste d’attesa, difficoltà economiche” – come se la realtà esterna potesse mettere a tacere quella interna. Eppure la domanda sui sondaggi arriva, inevitabile. Il vicesegretario ha risposto ricordando il 36% ottenuto in Veneto “anche grazie al prezioso contributo di Luca Zaia”. Un dato vero, ma parziale, perché a livello nazionale la Lega oscilla da mesi tra il 5 e il 6%, mentre Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, l’ex generale che ha trasformato il dissenso interno in progetto politico, viaggia stabilmente sopra il Carroccio, tra il 7 e l’8% secondo diversi istituti demoscopici.
È qui che si annida la tensione. Salvini vede restringersi il suo spazio, mentre Vannacci intercetta una parte della base più identitaria e più arrabbiata. La leadership del segretario non è formalmente in discussione, ma politicamente sì. E le parole di Fontana, seguite dalla replica di Stefani, sono il segnale di una frattura che si allarga.
Pontida come prova di forza, ma la base chiede risposte reali
Sul raduno di Pontida, Stefani prova a rassicurare: “È il luogo in cui la Lega si riunisce e parla al Paese”. Ma dietro l’immagine della comunità che si ritrova, c’è la consapevolezza che quest’anno la tradizionale kermesse sarà un test di forza. Matteo Salvini dovrà mostrare di avere ancora il controllo del partito, mentre Roberto Vannacci, in piena campagna elettorale da settimane, con un’agenda estiva densissima, cercherà di misurare la sua capacità di attrazione.
La chiusura del vicesegretario è un appello alla normalità: “La gente chiede risposte, non contrapposizioni”. Ma la contrapposizione, ormai, è dentro la Lega. E i numeri, impietosi, dicono che il Carroccio non può più permettersi di ignorarla.
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