La famiglia tradizionale è il “santuario della vita”
La famiglia ancora oggi possiamo ritenere che occupa un posto centrale nella Dottrina Sociale della Chiesa e ci auguriamo anche nella vita di ognuno di noi.
Infatti essa è considerata la cellula fondamentale della società e il primo luogo educativo dove la persona impara l’amore, la solidarietà, il rispetto, la libertà e possibilmente la fede. Basti ricordare che già San Giovanni Paolo II, nell’esortazione apostolica Familiaris Consortio (1981), la definisce come “il santuario della vita” e la “via della Chiesa”. Benedetto XVI e Papa Francesco, con linguaggi diversi ma coerenti, ribadiscono che non esiste bene comune senza una famiglia stabile, fondata sul matrimonio tra uomo e donna, aperta alla vita e all’educazione dei figli.
Partendo da tale riflessione evidenziamo che arriva in questo momento un segnale dal Vaticano per la vicenda della cosiddetta famiglia nel bosco, allocata in Abruzzo. Il Santo Padre, infatti, ha voluto far recapitare una lettera ai due genitori dei tre minori, assicurando che «ricorderà la loro famiglia nelle sue preghiere».
Il messaggio per la famiglia nel Bosco
Catherine Birmingham e Nathan Trevallion avevano scritto a Papa Leone il 28 maggio scorso, chiedendo al Pontefice una sua intercessione nella vicenda. Tale missiva di Prevost, datata 23 luglio è scritta in inglese. La coppia aveva chiesto un’attenzione spirituale sulla propria situazione, citando le parole dell’enciclica sul «diritto primario e inalienabile dei genitori di scegliere il tipo di educazione e formazione da impartire ai propri figli».
Attraverso il loro legale, Simone Pillon, i genitori hanno espresso profonda gratitudine al Pontefice per la vicinanza dimostrata.
Nel frattempo, sul fronte giudiziario resta aperta la partita per il ricongiungimento familiare. I tre bambini si trovano dal novembre scorso in una struttura di accoglienza a Vasto, in attuazione di un provvedimento del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila. L’avvocato della famiglia ha depositato il 7 agosto sollecitando i magistrati– dopo la formale istanza presentata lo scorso 25 giugno – chiedendo una decisione «quanto prima» per il benessere prioritario dei minori.
Tale vicenda che ovviamente può scuotere la sensibilità di ognuno di noi sia come genitori che a prescindere tutto comunque come cittadini in generale, in quanto tale questione può e deve essere una storia da chiudersi a lieto fine, sia per il bene dei minori coinvolti che per il riscatto della intera società intesa come comunità, che alle soglie del Tremila non può consentire che tale vicenda si complichi ulteriormente.
Infatti la famiglia non è un solo un fatto privato, ma un bene pubblico, essenziale per la coesione sociale e la trasmissione dei valori. E inoltre è società naturale anteriore allo Stato, e quindi lo Stato deve riconoscerla e sostenerla, non sostituirla.
D’altronde il matrimonio cristiano è fondato sull’amore fedele e indissolubile, che riflette l’amore di Cristo per la Chiesa, o così perlomeno dovrebbe essere. Perché Sant’Agostino ci insegna che: “La felicità è desiderare quello che si ha” e penso che la famiglia del bosco desideri di stare insieme, e ci auguriamo nel rispetto delle leggi.
Insomma nella vita di oggi la famiglia tradizionale non è un concetto poi così banale, anzi sembra particolare, o perlomeno da inconsueto desiderare, la classica famiglia unita e benedetta. Lontani i tempi dei nostri nonni e zii che ci facevano da guida o da consiglio oggi vi è l’era esasperata dell’individualismo cosmico e delle case rimpicciolite perché non si generano più bambini, perché vi è il divismo dell’apparire e non dell’essere.
La famiglia al centro
Bisognerebbe rimettere al centro la famiglia per evitare il delirio della società moderna, in quanto la stessa inconsapevolmente è composta da tanti nuclei famigliari uniti tra loro, che creano prima prossimità nel quartiere poi comunità nelle città e poi Sistema Paese fino ad arrivare alla famiglia/ Nazione, guardando una Nazionale che non supera le qualificazioni perché sintomo dello sgretolamento e la superficialità della non appartenenza.
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