E' un effetto domino spietato che colpisce la biodiversità e le nostre eccellenze gastronomiche più identitarie, destrutturando la geografia del gusto
Da anni e mesi le cronache raccontano, talvolta a sproposito, la «sovranità alimentare»: ma il Made in Italy resiste?
Le insidie alla «sovranità alimentare»
Intanto, gli abituali bollettini delle associazioni agricole contano i danni con il pallottoliere di fine stagione. E allora ritorna in primo piano lo svuotamento delle nostre tavole. Non è una questione di statistiche astratte o di un’ennesima e stucchevole «Italia divisa in due» dagli eventi meteo estremi.
E’ un effetto domino spietato che colpisce la biodiversità e le nostre eccellenze gastronomiche più identitarie, destrutturando la geografia del gusto.
La conta dei danni
Prendiamo la Calabria: qui non si parla di generica siccità, ma del collasso di oltre il 60% del raccolto di bergamotto, un tesoro agroalimentare unico, devastato insieme agli oliveti collinari privati dell’irrigazione dove le olive cadono a terra prima del tempo.
Spostandoci al Nord, la cartolina del Trentino idilliaco si scontra con la realtà di mele che restano nane, con una pezzatura ridotta dallo stress idrico, e di vigne stremate che vedono calare la propria produttività.
E il fieno? Sulle montagne trentine il secondo taglio è crollato del 70%, mentre tra Como e Lecco l’erba nei pascoli è così rara che gli allevatori hanno dovuto trasportare il fieno dalle valli per nutrire gli animali.
Non è folclore alpino: è il preludio al rincaro o alla sparizione dei formaggi d’alpeggio.
La crisi del clima morde i campi
In Veneto le pannocchie di mais sono vuote, prive di granella per difetti di fecondazione dovuti al gran caldo, in Piemonte e Lombardia riso e soia registrano semine saltate e raccolti compromessi perché le piogge sono arrivate quando ormai per mais e riso era troppo tardi per recuperare.
Sull’Appennino molisano le aziende zootecniche affrontano una drammatica penuria di foraggio e i campi di girasole registrano perdite del 40-60%. Persino il Levante ligure fa i conti con una cascola delle olive al 50% e vigneti flagellati dalla grandine.
Il piatto “tricolore” è vuoto
Questa morsa non porterà solo un rincaro, ma la progressiva estinzione commerciale delle nostre tipicità alimentari. Frutta che matura precocemente e che i mercati rifiuteranno perché qualitativamente instabile.
Vendemmie anticipate che rischiano di alterare il profilo dei nostri vini. Latte e formaggi d’eccellenza che costeranno moltissimo a causa dei foraggi introvabili. Un piatto vuoto, alla fine, anche se rigorosamente tricolore.