Aurelio Amendola racconta a Palazzo Reale i grandi maestri
A trent’anni dalla personale “Cappelle Medicee” del 1995, Aurelio Amendola torna a Palazzo Reale di Milano con una mostra che attraversa quasi mezzo secolo del suo lavoro. Dal 16 giugno al 6 settembre 2026 le sale del palazzo ospitano “Aurelio Amendola. Capolavori fotografati. Burri, Vedova, Nitsch, Duomo di Milano, Bernini, Canova, Michelangelo”, promossa da Comune di Milano – Cultura, prodotta da Palazzo Reale in collaborazione con Associazione Culturale Building .
Ottantacinque fotografie di grande formato, realizzate tra il 1976 e il 2025, ripercorrono la ricerca di Amendola, nato a Pistoia nel 1938 e figura centrale della fotografia d’arte contemporanea.
Il suo obiettivo entra nella materia delle opere attraverso la luce, stabilendo un rapporto diretto con alcuni grandi protagonisti della storia dell’arte, da Michelangelo Buonarroti a Gian Lorenzo Bernini e Antonio Canova, fino ad Alberto Burri, Emilio Vedova e Hermann Nitsch.
Il percorso si apre con 41 fotografie dedicate a Nitsch, Burri e Vedova, riunite anche grazie ai prestiti della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello, della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova di Venezia e della Nitsch Foundation di Vienna. Amendola entra nei loro atelier e osserva il gesto mentre diventa opera. Di Nitsch documenta le “azioni rosso sangue” realizzate nel castello di Prinzendorf nel 2012. Nel 1976, a Città di Castello, fotografa Burri durante la realizzazione delle celebri “Combustioni”, mentre il fuoco altera la superficie plastica. Nel 1987 segue invece Vedova nel movimento nervoso e controllato con cui affronta lo spazio dell’atelier e i grandi tondi.
Una sala raccoglie nove fotografie del Duomo di Milano realizzate nel 2009 ed esposte per la prima volta al pubblico. Dettagli, prospettive e luce restituiscono la cattedrale quale organismo plastico e materia scolpita, in un confronto reso ancora più stretto dalla vicinanza fisica tra Palazzo Reale e il Duomo.
Chiudono il percorso 35 scatti dedicati ai capolavori di Bernini, Canova e Michelangelo.
Il bianco e nero segue le superfici del marmo e porta lo sguardo verso particolari spesso sottratti alla visione complessiva delle opere. Dal “Ratto di Proserpina” di Bernini, realizzato tra il 1621 e il 1622, si passa all’abbraccio di “Amore e Psiche” di Canova, datato 1787-1793, fino alla statua di Giuliano de’ Medici scolpita da Michelangelo per le Cappelle Medicee della Sagrestia Nuova a Firenze tra il 1521 e il 1534.
“Capolavori fotografati” mette così in relazione epoche e pratiche artistiche attraverso uno sguardo maturato in decenni di confronto ravvicinato con artisti e opere. Nelle fotografie di Amendola la materia conserva il gesto dello scultore o del pittore, mentre la luce permette all’obiettivo di leggerne superfici, tensioni e tracce del tempo.
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