New York: le botteghe storiche fanno causa al sindaco
La Multicultural Business Coalition lancia una class action contro i 5 supermercati pubblici di Mamdani
DALLA NOSTRA INVIATA
La Multicultural Business Coalition di New York ha intentato una class action contro l’amministrazione del sindaco Zohran Mamdani, denunciando come lo stanziamento pubblico da 70 milioni di dollari destinato ai cinque nuovi supermercati statali rappresenti una forma di concorrenza sleale pronta a schiacciare le tradizionali bodegas e il commercio di prossimità.
I ricorrenti sostengono che i supermercati comunali, offrendo sconti del 30% e canoni azzerati, violino i diritti dei commercianti locali, mentre l’amministrazione difende il progetto come risposta necessaria all’alto costo della vita.
“Mio nonno aprì una delle prime bodega alla fine degli anni ’60, quando East Harlem stava bruciando e gli A&P e i Waldbaum se ne andavano”, ha dichiarato il presidente della MBC Frank Garcia. “Fondò la prima Latino Grocery Association per proteggere i diritti dei proprietari immigrati dei negozi. Sono orgoglioso di seguire la sua tradizione perché ciò che sta facendo il sindaco Mamdani sta disonorando la sua memoria.”
Il presidente operativo, Ken Roldan, che lavora insieme al chairman dell’Associazione della Multicultural Business Coalition (MBC) Garcia, è un ex avvocato dell’ufficio per i diritti civili del Procuratore Generale di New York.
L’accusa di violazione dei diritti civili
Proprio per questo motivo sta guidando l’azione legale delle botteghe puntando sulla violazione dei diritti civili delle minoranze etniche (ispanici, arabi, asiatici) che gestiscono i piccoli negozi di quartiere.
Nelle sue ultime dichiarazioni ufficiali rilasciate alla stampa, Ken Roldan ha attaccato duramente il piano del sindaco, definendolo: “Un’aggressione diretta alle imprese delle minoranze da parte di un sindaco che dichiara di voler essere il paladino dei poveri e della classe operaia emarginata di New York.”
Il cuore del progetto municipale punta ad abbattere i costi del carrello in una New York sempre più morsa dall’inflazione. L’amministrazione Mamdani promette sconti fissi del 30% su generi di prima necessità come latte, carne e verdure fresche, attingendo direttamente alle casse pubbliche per coprire le perdite. Tuttavia, quella che per il comune si presenta come una manovra a tutela dei consumatori meno abbienti, per i negozianti di prossimità rappresenta una condanna a morte.
La Grande Mela ha sempre rigettato Walmart, la famosa catena di supermercati americani, per proteggere la propria identità commerciale. Per lunghi decenni, un’alleanza tra coalizioni sindacali, attivisti locali e piccoli commercianti ha eretto un muro legislativo e politico insormontabile nei cinque distretti di New York City, impedendo al colosso di Bentonville di inaugurare anche un solo punto vendita sul suolo cittadino.
I timori
Le ragioni del veto di ieri ricalcano fedelmente le paure di oggi: l’ingresso di un attore dai capitali sterminati, capace di imporre prezzi stracciati e insostenibili per il mercato locale, avrebbe finito per fagocitare le piccole attività a conduzione familiare, distruggendo l’economia di prossimità. Questa storica resistenza ha costretto la catena multinazionale a restare confinata oltre i limiti urbani. Ancora oggi, infatti, per trovare i Grandi Magazzini dell’Arkansas, i residenti di New York devono necessariamente spingersi fuori città, guidando verso i sobborghi di Long Island, come le sedi di Valley Stream o Westbury, o attraversando il fiume Hudson in direzione delle aree commerciali del New Jersey.
La MBC annuncerà i primi querelanti entro la settimana, mentre cresce il timore di ritorsioni amministrative contro i piccoli commercianti, come dichiarato da Ken Roldan al New York Post. Jairo Guzman, presidente della Camera di Commercio Messicana, ha definito il piano del sindaco Mamdani “disastroso”, chiedendo il ritiro delle misure per tutelare il mosaico multietnico delle bodegas di New York.
La questione non è solo commerciale, ma profondamente culturale poiché tocca il cuore di un tessuto urbano fondato sull’iniziativa delle minoranze.
Il paradosso economico è evidente: la stessa amministrazione che un tempo isolò i colossi del commercio al dettaglio per difendere i negozi di quartiere, rischia ora di decretarne la fine attraverso una rete di vendita pubblica.
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