O la destra imbarca Vannacci o perde. L’ascesa del Generale ridisegna l’arco costituzionale
Basta rappresentarlo dogmaticamente come un fuoco di paglia. Futuro Nazionale sfonda quota 8%, scavalca Forza Italia e punta al podio; per ora a distanza di sicurezza ma non sicuramente irraggiungibile.
Nel centrodestra è ora un’alleanza obbligata. Senza di lui la coalizione non sfonda arriverebbe più neppure al 40%. Il tutto mentre a sinistra la nebbia fitta dell’ideologia di una Schlein priva di bussola, riconsegna il campo largo al pragmatismo pentastellato.
C’è un momento, nella vita della Repubblica, in cui i numeri smettono di essere semplici proiezioni statistiche e si trasformano in fendenti dritti al cuore dello status quo. L’ultimo rilevamento demoscopico parla chiaro e impone un’analisi di qualità concreta, scevra dai riflessi condizionati del vecchio giornalismo da salotto. Roberto Vannacci con il suo Futuro Nazionale vola all’8%, si insedia stabilmente al quarto partito italiano e scalza Forza Italia.
Chi continua a liquidare l’ex generale come un fenomeno folkloristico o ad un transitorio incidente di percorso sbaglia i calcoli e non ha gli strumenti per leggere la mutazione genetica in corso nel corpo elettorale del Paese. Qui non siamo di fronte a una meteora, ma all’architrave di una nuova forza che fa breccia nella sofferenza sociale e nella paura dell’incertezza generata dalla crisi d’identità diffusasi endemicamente in Italia.
Vannacci, l’alleanza obbligata per il centrodestra
I numeri del sondaggio inchiodano la politica a una realtà matematica incontrovertibile. Il centrodestra, preso nella sua interezza numerica e aritmetica, si regge ormai stabilmente su una stampella che non può più essere ignorata. Senza il blocco di Futuro Nazionale, perde le elezioni.
Tradotto in termini di Palazzo, chi governa oggi ha una sola via d’uscita obbligata, ovvero imbarcare politicamente Vannacci e blindare l’alleanza, oppure prepararsi a consegnare le chiavi del Paese alle opposizioni.
Non c’è alcuno spazio per tatticismi di corto respiro. Nei prossimi mesi, la vera partita si giocherà sul posizionamento interno alla coalizione. Vannacci non punta soltanto a recitare un ruolo subalterno; la sua marcia silenziosa e costante ha un obiettivo tattico ben preciso; dopo essere diventato la seconda forza del centrodestra puntare a diventare il terzo partito del Paese, tallonando metro dopo metro Giuseppe Conte e il Movimento Cinque Stelle. Se il generale dovesse riuscire nell’operazione di superare i Cinque Stelle nello scacchiere nazionale, ci troveremmo di fronte a una pagina di storia politica inedita, con un blocco conservatore radicalmente riequilibrato al suo interno.
Del resto, a destra dei leader storici è rimasto ben poco. Dopo la Meloni esiste solo il vuoto. Forza Italia sopravvive grazie al lascito morale e affettivo della famiglia Berlusconi e a una guida certamente perbene ma incapace di imprimere una svolta muscolare, mentre la Lega attraversa una fase di profonda difficoltà. Il suo segretario appare politicamente bruciato, privo di quella centralità incisiva che un tempo dettava l’agenda del Paese.
Sinistra in crisi, Futuro Nazionale intercetta lo scontento
E a sinistra?
Il panorama è lo specchio di una crisi profonda e irrisolta. Non c’è alcun premio reale per i partiti tradizionali. Il Partito Democratico naviga al buio dentro una cortina fumogena fatta di litigi correntizi e guidata da una segreteria, venuta fuori dai salotti scontenti dell’apparato progressista, che continua a sollevare la bandiera generica dei diritti e di un’ideologia astratta, incapace però di declinare un solo progetto concreto, industriale o sociale che intercetti il Paese reale.
Se il PD ristagna e perde terreno, l’unica eccezione parziale è rappresentata dal Movimento Cinque Stelle, che consolida la sua importanza parlamentare. Ma il merito non è di una visione salvifica, quanto piuttosto del pragmatismo politico di Giuseppe Conte, abile a occupare lo spazio lasciato libero da un’opposizione priva di spina dorsale.
Il dato più imponente, tuttavia, resta il fiume carsico degli scontenti e degli indecisi. La verità che emerge da questo 8% a favore di Futuro Nazionale è che milioni di elettori o disertano le urne o non nutrono più alcuna fiducia nei confronti dell’offerta politica tradizionale. Vannacci non sta crescendo perché ruba voti a piacimento, ma perché riempie un vuoto di identità, di sovranità e di linguaggio che i partiti di governo e di lotta hanno colpevolmente svuotato. Giorgia Meloni è brava, ma la crisi dei suoi alleati e della sua classe dirigente pesa.
Ignorarlo oggi è un errore di miopia politica; subirlo domani, la naturale conseguenza di chi non ha saputo leggere i tempi.
LEGGI TUTTE LE NEWS DI POLITICA
Torna alle notizie in home