Attentato a Ranucci, il mandato: “Una sceneggiata”
L'avvocato Generoso Pagliarulo, legale difensore, insieme ad Antonio Falconieri, al carcere di Rebibbia per l'interrogatorio degli arrestati accusati di essere gli esecutori materiali dell'attentato nei confronti del conduttore di Report Sigfrido Ranucci
Attentato a Sigfrido Ranucci: gli interrogatori a Rebibbia di due degli esecutori e la linea della “sceneggiata”.
“Un cinema”
Si è svolta fino a alle 20 di ieri nel carcere di Rebibbia una tappa fondamentale dell’inchiesta sull’attentato dinamitardo all’autovettura del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, avvenuto nell’ottobre 2025.
Davanti ai magistrati della Procura di Roma sono stati sottoposti a un lungo interrogatorio due dei presunti esecutori materiali dell’attacco: Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello.
I verbali e le dichiarazioni rese durante il confronto delineano una versione difensiva incentrata sulla natura puramente intimidatoria e dimostrativa dell’azione.
“Doveva essere solo ‘nu’ cinema”: le deposizioni degli indagati
Nel corso del colloquio con il pubblico ministero, i due indagati hanno ammesso la partecipazione al posizionamento dell’ordigno a base di gelatina da cava. Ma hanno fortemente ridimensionato la finalità dell’atto
La richiesta della “sceneggiata”
Gli indagati hanno sostenuto di aver ricevuto l’incarico di mettere in atto un’azione dimostrativa, definita come “nu’ cinema” o una sceneggiata intimidatoria. Lo scopo, far esplodere le vetture in sosta ed evitare deliberatamente vittime o danni collaterali a persone.
L’ignoranza del bersaglio e dei vertici
Sia D’Avino che Passariello hanno affermato ai magistrati di non conoscere la reale identità del proprietario del veicolo, né la natura della trasmissione Report.
L’intermediazione
Gli esecutori hanno dichiarato di non aver mai avuto contatti diretti con l’ex imprenditore Valter Lavitola, che in precedenza aveva ammesso davanti ai pm di essere il mandante.
Hanno agito su indicazione di un intermediario, l’indagato Tavares, a fronte di un compenso in contanti di circa 3.000 euro.
Il confronto tra i filoni accusatori
Le risultanze degli interrogatori a Rebibbia aggiungono un tassello al quadro ricostruito dagli inquirenti.
La versione del mandante
Durante il suo interrogatorio di garanzia sostenuto ad agosto nello stesso istituto di pena, Lavitola (tramite la sua difesa) aveva sostenuto che il gesto fosse una sorta di finta minaccia o azione priva di intenti di sangue.
Le dichiarazioni dei manovali
Le deposizioni di D’Avino e Passariello convergono sulla narrazione di un incarico concepito come puro atto scenografico o di avvertimento, negando la volontà di uccidere.
Le verifiche della Procura
Resta al vaglio dei magistrati di Roma la valutazione della credibilità di tali affermazioni, a fronte del potenziale della carica esplosiva impiegata e delle precedenti intercettazioni registrate dagli investigatori durante l’indagine.
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